Stranger Things – Gli anni 80 sono tra noi

Senza Spoiler

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Stranger Things - logo della serie - fonte internet

Netflix colpisce ancora con Stranger Things. Dal suo avvento, appena un anno fa in Italia, siamo stati praticamente sommersi da una serie tv dietro l’altra di altissimo livello e con un riscontro di pubblico mai visto prima per un solo network.

Stranger Things tuttavia è, più di tutte le altre creature di Netflix, quella che per accortezza nei dettagli, fotografia e recitazione più si avvicina ad un opera  cinematografica. Le 8 puntate da un ora circa, come ammesso anche dagli ideatori e registi Matt e Ross Duffer, due fratelli sceneggiatori alla loro prima serie in questa veste, sembra più un lungometraggio cinematografico di 8 ore che una serie televisiva. Infatti la narrazione ad ogni puntata riprende dallo stesso istante in cui si era interrotta in quella precedente rendendo la storia lineare, senza pause e con pochi flashback dati dai pensieri dei vari protagonisti a dare un contesto agli avvenimenti nel tempo presente, portando lo spettatore sempre più nel profondo di queste strane cose che stanno accadendo nell’immaginaria cittadina di Hawkins nell’Indiana degli anni 80.

La serie è, per volontà dei trentenni fratelli Duffer, un grande omaggio a tutto il cinema di fantascienza e fantasy degli anni 80. Innumerevoli sono le citazioni che ritroviamo all’interno della serie, come la fuga in bicicletta di “E.T.”, il viaggio a piedi sui binari ferroviari come in “Stand by me”, la telecinesi come in “Carrie” e i mostri e le tute di protezione di “Alien”. Citazioni che continuano poi anche nell’aspetto di alcuni dei personaggi secondari e nella scelta di alcune inquadrature che non sfuggiranno agli ultratrentenni cinefili più attenti.

Quella che comincia come la semplice vita di quattro ragazzi, alle prese con le loro partite a Dungeons & Dragons, ai messaggi da scambiarsi con i walkie-talkie e il cercare di sfuggire al bullo della scuola di turno, viene sconvolta dall’improvvisa sparizione di uno dei giovani protagonisti a dare inizio ad una ricerca avventurosa da parte dei tre adolescenti rimasti, in stile “Goonies”, ma che via via diventa sempre più tetra, sfiorando l’horror, fino al finale di stagione dove solo alcune situazioni saranno risolte e molti misteri resteranno tali.

Pregevoli le performance dei vari attori. Dai tre adolescenti, che tra un mistero e l’altro, sono alle prese con la loro amicizia che viene più volte messa alla prova anche dai tipici primi problemi di gelosia per una nuova ragazza nel gruppo, ai loro fratelli maggiori che tra i pericoli trovano anche il tempo per una storia d’amore appena accennata. Infine ci sono gli adulti, i genitori quasi ignari di quello che sta succedendo e che rimangono sullo sfondo e il coraggioso e tormentato sceriffo del paese sempre presente nelle scene più cupe al fianco della vera protagonista della serie, una Winona Ryder perfetta nel ruolo della madre disperata in cerca di suo figlio che finisce per essere creduta pazza per le strane cose che dice di vedere e che decide di non arrendersi anche davanti ad una apparente evidenza dei fatti.

La divisione in capitoli delle varie puntate, con tanto di titoli a caratteri cubitali, ci riportano alla mente il re dei citazionisti cinematografici, Quentin Tarantino, che una volta disse “i buoni artisti copiano, i grandi rubano”. In questo i fratelli Duffer hanno fatto un ottimo lavoro attingendo a piene mani nella letteratura e cinematografia degli anni 80 creando una serie che non poteva non essere apprezzata da tutti i Millennials con un pizzico di nostalgia a cui non resta che attendere la seconda stagione.