domenica, Aprile 14, 2024
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Su Facebook e Instagram “la musica è finita”

«Ecco, la musica è finita, gli amici se ne vanno», cantava Ornella Vanoni a Sanremo 1967 ne l’immortale capolavoro scritto da Bindi, Califano e Salerno. Detta così sembra tragica, in realtà non lo è; però di certo si tratta di una piccolo grande cambiamento nella società frenetica e liquida in cui viviamo. Ad essere coinvolte sono le musiche di oltre 40mila autori, compositori ed editori in tutto il mondo.

Meta, il colosso di Mark Zuckerberg non ha rinnovato l’accordo con la Società Italiana degli Autori ed Editori; di conseguenza, tutte le canzoni di artisti e compositori tutelati in Italia dalla SIAE stanno pian piano scomparendo dai social Instagram e Facebook. La Società presieduta da Salvatore Nastasi, che voleva maggiore trasparenza circa il valore economico dei contenuti generati sulle varie piattaforme, ha replicato affermando che si è trattato di una proposta unilaterale senza possibilità di discussione.

All’atto pratico, tutti i brani interessati non potranno più essere impiegati nei Reel, nelle Storie e nel Feed. I contenuti già pubblicati, su Facebook saranno rimossi mentre su Instagram la musica verrà silenziata, a meno che non si decida di sostituirne l’audio. Aprendo quest’ultimo social infatti, scorrendo tra i propri reel, appare il seguente messaggio: «Puoi sostituire l’audio in questo reel una volta sola. Questo comporterà anche la rimozione di qualsiasi audio originale e l’azione non potrà essere annullata».

Ecco quanto ha affermato Mogol, celebre paroliere ed ex Presidente SIAE: «Queste piattaforme digitali guadagnano miliardi e sono restii a pagare qualcosa agli autori, che vivono di diritti». Il Ministro della cultura Gennaro Sangiuliano ha scritto in un comunicato: «I colossi transnazionali del digitale devono rispettare l’identità e la sovranità legislativa degli Stati. È sacrosanto difendere gli autori italiani e tutelare l’opera del loro ingegno, quella creatività che tanto valore ha nel mondo. Salvaguardare il frutto del lavoro autoriale è innanzitutto un principio etico, ancor prima che giuridico. Operare per difendere la creatività nazionale e l’immaginario italiano, poi, è un preciso mandato politico da onorare nei fatti».

In un mercato discografico praticamente inesistente, nel quale le gerarchie e le figure professionali di un tempo sono totalmente sballate, in un mondo musicale in cui si guadagna solo dai proventi dei concerti e dai diritti delle edizioni, il discorso si fa complesso. Gli artisti faticano ad emergere poiché sono tanti e perché, con i mezzi economici a disposizione, è facilissimo essere online. C’è quindi un’inflazione musicale, problema che disorienta l’ascoltatore e attanaglia le redazioni giornalistiche che ogni giorno ricevono decine di singoli da recensire. È un affare complicato anche per le etichette che, non vendendo più dischi, scommettono tutto sulla promozione del proprio roster, puntando molto sugli uffici stampa.

Sussiste quindi un discorso legato ai diritti, al copyright. La tutela è fondamentale per un creatore di contenuti; vedere le proprie creazioni spiattellate ovunque, spesso senza una logica, può risultare addirittura controproducente, di sicuro ininfluente ai fini della promozione. Inoltre l’estenuante condivisione di materiale artistico sarebbe di per sé illegale se non si pagano i diretti interessati, o gli aventi diritto. Fotografie, poesie, canzoni, dipinti, citazioni, film. È vero: la cultura è di tutti e c’è chi la vorrebbe ancora più gratuita e accessibile di quanto già non lo sia. Però attenzione a chi di quella forma d’arte, dal sudore della propria creatività, sogna di poter vivere.

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