L’Autorità Intergovernativa per lo Sviluppo (IGAD), organizzazione internazionale composta dai paesi del Corno d’Africa, dispiegherà oltre 13mila soldati nel Sud Sudan. A darne notizia è Mahboub Maalim, il suo segretario generale. La missione di peacekeeping, concordata con le autorità del paese africano, andrà ad aggiungersi ai 12mila Caschi Blu dell’Onu, già presenti e attivi nel territorio sud-sudanese.
La Repubblica del Sudan del Sud, nata il 9 Luglio del 2011, è uno stato di 11milioni di abitanti. Anche se molto ricco di petrolio, le risorse naturali non ne hanno garantito la ricchezza, per mancanza di infrastrutture. E così, il giovane Stato, si pone tra i più poveri al mondo. In questo contesto, dal 2013 è in atto una sanguinosa guerra civile. Il conflitto vede contrapposte le forze presidenziali di Salva Kiir, di etnia Dinka, alle forze fedeli all’ex-vicepresidente Riek Machar, di etnia Nuer (e appoggiato dal governo sudanese di Khartoum).
Le violenze hanno avuto inizio nel Dicembre 2013, quando i soldati delle due diverse fazioni hanno cominciato a scontrarsi, accusandosi vicendevolmente di stare preparando un golpe. Kiir e Machar, in realtà, già da tempo si stavano contendendo, sul piano politico, la primazia nel governo e nel partito (l’SPLM, Movimento di Liberazione del Popolo del Sudan).
Da allora, il paese è stato sconvolto da una violenta guerra civile. I numeri sono allarmanti. Si parla di almeno tre milioni di sfollati (60.000 solo nell’ultimo mese), decine di migliaia di morti, e quattro milioni di persone in condizione di denutrizione (dall’inizio del 2016 ben 100.000 bambini sono stati trattati per malnutrizione grave). Tutto questo mentre gli ospedali sono al collasso e le violenze non sembrano voler cessare. E’ notizia di pochi giorni fa che altre 300 persone sono morte in scontri nella capitale, Juba.
E’ a seguito di questa situazione, che vede non rispettata la fragile tregua che era stata raggiunta, che l’Onu ha prorogato la missione dei Caschi Blu e l’Igad manderà la sua forza di protezione. I limiti del suo mandato, fa sapere il segretario generale Maalim, verranno concordati col governo di Juba.
