“Sulla mia pelle”: film-verità su caso Cucchi con Alessandro Borghi e Jasmine Trinca

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sulla mia pelle

“Sulla mia pelle”, gli ultimi sette giorni di Stefano Cucchi interpretato da Alessandro Borghi racconta una storia italiana al limite tra l’illegalità e l’ingiustizia. Ne esce descritto uno Stato che ha perso la retta via soprattutto nelle istituzioni che, invece, dovrebbero essere le prime a garantire sicurezza e giustizia ai cittadini. Il cinema non è solo evasione ma, anche, riflessione.

Nelle società democratiche e non, è folle avallare certi comportamenti e abusi di potere. Il caso Cucchi diventa, con questo film prodotto da Netflix, un esempio di mala giustizia da diffondere per arrivare alla scoperta della verità più totale. Da locale a mondiale, un esempio di insensibilità umana che, purtroppo, coinvolge come un virus molti premier e capi di Stato. A giocare con il concetto di “essere umano” ci si diverte e si perde la corretta interpretazione di esso.

“Sulla mia pelle” di Alessio Cremonini, presentato alla 75esima Mostra del Cinema di Venezia ha un cast di attori/persone vere che avrebbero potuto rinunciare tuttavia hanno avuto coraggio nel raccontare questa storia. In primis, Alessandro Borghi e Jasmine Trinca hanno sfidato loro stessi mettendosi alla prova non unicamente come attori ma come individui alle prese con un dolore fisico ed intimo difficile da gestire. In questo film-verità dove i ruoli non sono immaginati ma reali riuscire a descrivere le sfumature di un arresto e di una condanna con l’obiettivo di ridare dignità ad un ragazzo di trent’anni è stato un lavoro immane ma necessario.

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Chi vedrà il film, dal 12 settembre al cinema e sulla piattaforma online, sarà in grado di percepire tutto ciò. Stefano ed Ilaria Cucchi potremmo essere stati noi tutti. Non si tratta di schierarsi contro il sistema a priori ma di capire in che modo risolvere delle falle nella nostra giustizia. Dei piccoli passi in questa direzione si posso condurre, anche, con la visione di un film da inserire nei programmi scolastici perchè la storia contemporanea è fatta di eventi quotidiani come questo che hanno bisogno di essere accompagnati nel loro iter. Se Stefano non fosse morto per le percosse e le cure non ricevute, ora ci ritroveremmo con un’altra storia da ricordare ma con il medesimo finale: ingiustizia su tutti i fronti. Almeno Stefano sarebbe qui a dire, con la forza delle parole, la sua versione dei fatti che nonostante tutto il suo corpo ha gridato con evidente veemenza.

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