Terremoto in Giappone: 41 morti e oltre duemila feriti

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I danni del terremoto in Giappone
I danni del terremoto in Giappone

La prima scossa nella notte tra giovedì e venerdì, magnitudo 6.3. Poi altre 100 scosse di assestamento. E dopo altre 28 ore un’altra scossa: magnitudo 7.3. Non è la prima volta che nell’isola di Kyushu, Sud del Giappone, si verificano terremoti di tale natura. Ma questa volta l’impatto è stato più violento: i morti sono 41 e i feriti più di duemilia. Novemila persone della prefettura di Kumamoto sono rimaste senza casa. E più di due aziende hanno dovuto interrompere la produzione. Alcune frane hanno coinvolto le principali arterie autostradali, causato la chiusura dell’aeroporto di Kumamoto, e il crollo di diversi ponti che collegavano l’interno della regione. Una catastrofe, che dopo più di 48 ore non sembra ancora finita.

Più ci si addentra nella vicenda e più i danni sembrano enormi.  Millesettecento abitazioni sono state distrutte, più di 200.000 senza elettricità e 380.000 case senza servizi idrici. Secondo le stime della prefettura 91.760 persone hanno cercato rifugio nei 686 centri di accoglienza. Il governo ha mobilitato fino a 15.000 ufficiali di polizia, che insieme alle forze di autodifesa hanno continuato a scavare tra le macerie per cercare di salvare chi era ancora in vita.

La prima scossa c’è stata nella notte tra giovedì e venerdì con magnitudo 6.3. Qui ci sono state le prime vittime e primi feriti. Poi sono seguite altre 100 scosse di assestamento e per ultima, dopo 28 ore, una scossa di magnitudo 7.3 che ha causato altri morti e oltre 700 feriti.  E in entrambi i casi la città di Mashiki è stata la più colpita trovandosi vicino a due faglie attive e al monte Aso, il vulcano più attivo nel sud del Giappone. Numeri che riportano indietro nel tempo, al 1995 precisamente, quando una scossa della stessa intensità provocò più di 65.000 morti.  Dopo l’ultima esplosione  il Monte Aso, il vulcano più attivo dell’arcipelago, ha eruttato nelle prime ore del mattino con nuvole di fumo alte fino a 100 metri, facendo salire il livello di allerta a 2 in una scala massima di 5. Le scosse hanno provocato anche una frana nella principale arteria autostradale a Minamiaso e il crollo di un ponte che collega il villaggio di Aso. Lesionato anche il tetto di uno dei terminal dell’aeroporto di Kumamoto, chiuso a tempo indeterminato.

Sono almeno cinque le aziende che hanno avuto problemi nel riattivare i servizi. Toyota, Honda e la Panasonic della fabbrica di Nagomi hanno deciso di sospendere l’attività. I dipendenti della Sony, invece, nello stabilimento di semiconduttori a Isahaya, nella prefettura di Nagasaki, hanno dovuto evacuare nel corso del turno notturno, mentre il produttore di pneumatici Bridgestone non è riuscito a far ripartire le operazioni dopo le due scosse a distanza di 24 ore.

Intanto, per far fronte alle esigenze il ministero dell’Industria e del Commercio ha chiesto cooperazione da parte delle industrie energetiche e dei maggiori distributori di servizi energetici. Immediatamente la catena di solidarietà si è messa al lavoro:  il gruppo Seven & i Holding e la catena di supermercati Aeon sono state impegnate nella erogazione di migliaia di pasti e di bottiglie di acqua minerale, le società elettriche dell’area con l’aiuto delle forze di polizia sono state incaricate di ristabilire la corrente nelle decine di migliaia di abitazioni della prefettura.