Terrence Malick: “con Radegund torno alla sceneggiatura”

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Attualmene nelle sale con Song to Song, il regista texano annuncia il cambio di rotta

 

Mentre l’uscita di Song to Song fatica a conquistare il pubblico, il nuovo film di Terrence Malick suona a molti come una promessa. Si intitola Radegund e, fino a qualche mese fa, aleggiava la speranza di vederlo a Cannes 2017. Purtroppo i tempi di realizzazione non l’hanno permesso, ma la curiosità resta accesa. In parte per l’aura di mistero che anticipa ogni nuova opera del regista, riservatissimo autore di culto.  In parte per la spaccatura che soprattutto i suoi ultimi film hanno creato nel pubblico, tra indispettiti detrattori e fan irriducibili.

Fin dal suo esordio come regista, con La rabbia giovane nel 1973, Malick ha raccolto reazioni entusiaste. La cura maniacale di ogni dettaglio, l’incanto dell’immagine e il poetico simbolismo l’hanno eletto nell’empireo dei Maestri del cinema. “Uno dei pochi registi i cui film non sono mai meno che capolavori” ha commentato il critico Roger Ebert. Nonché uno dei più ricercati dagli stessi attori, nonostante le prove estenuanti a cui è solito sottoporli. Basti pensare che il cast de La sottile Linea Rossa (1998) comprendeva già star come Sean Penn, Nick Nolte, Adrien Brody, George Clooney e John Travolta. Altri, come Mickey Rourke, Martin Sheen e Gary Oldman, furono tagliati dal film solo in fase di montaggio. Brad Pitt, Leonardo Di Caprio e Kevin Costner furono invece scartati dal regista, benché si fossero proposti a titolo gratuito.

La ricerca della perfezione di Malick in ogni aspetto della messa in scena si è sommata nel tempo alla rarità dei film. Soltanto quattro nel giro di trent’anni. Almeno fino al 2011, quando l’uscita di The Tree of Life ha segnato una svolta decisiva.

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Capolavoro o inizio della fine? Primo capitolo della tetralogia conclusa da Song To Song, The Tree of Life  ha inaugurato una direzione più astratta e informale. Un progressivo svincolarsi della regia dalla narrazione tradizionale per esplorare un’estetica pura, inedita, non ancorata ai normali punti di riferimento. L’approccio, ancora più evidente nel successivo To The Wonder (2012), ha raggiunto i suoi estremi in Knight of Cups (2015). Ispirato fin dal titolo al Cavaliere di Coppe dei Tarocchi, il film richiama gli Arcani Maggiori nei personaggi e nei capitoli a tema. La Luna, l’Appeso, e altre figure allegoriche compongono il quadro della ricerca del Sé. Un linguaggio nuovo, sensoriale e spirituale, indifferente al tempo e alla sequenzialità che ha scatenato l’irritazione di molti.

Ma con Radegund si prospetta un nuovo cambio di rotta. “Recentemente – e insisto, proprio nell’ultimissimo periodo- ho lavorato senza sceneggiatura e sono arrivato a pentirmi dell’idea.”- ha dichiarato lo stesso regista- “Con l’ultimo film che abbiamo girato, e che ora è in fase di montaggio, siamo tornati alla sceneggiatura ed è stato tutto molto più ordinato”. Il film, ambientato nella Seconda Guerra Mondiale, sarà incentrato sulla figura del tedesco Franz Jägerstätter. Dichiarandosi obiettore di coscienza, rifiutò di combattere per i nazisti. Per ammirarne il risultato non resta che attendere l’uscita in sala.