Texas, fermata dalla Corte Suprema la legge che limita l’aborto

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Una delle manifestazioni contro la legge sull'aborto in Texas
Una delle manifestazioni contro la legge sull'aborto in Texas

Si sono battute per la libertà, per il proprio corpo. E hanno vinto. La Corte Suprema statunitense ha bocciato le norme restrittive sull’aborto varate nel 2013 in Texas. Con questa decisione i giudici hanno riaffermato e sostenuto uno dei più importanti diritti femminili della Costituzione: la possibilità di scegliere.

La battaglia era incominciata nel 2013, quando l’attuale governatore repubblicano Rick Perry varò una legge che di fatto in due punti limitava la possibilità di usufruire dell’interruzione di gravidanza. In questa normativa venne stabilita la chiusura delle cliniche che non rispettavano gli standard ospedalieri e misure molto vincolanti per i medici che praticano l’aborto nelle cliniche. Dal 2013 fino ad oggi sono state chiuse la metà delle 41 strutture pubbliche in cui veniva praticata l’interruzione di gravidanza. Una cifra impressionante se si tiene conto che il Texas è il secondo stato più popoloso dell’America: 5,4 milioni di donne in età riproduttiva, di cui ogni anno almeno 70mila decidono di abortire.

Se la Corte Suprema statunitense avesse appoggiato la decisione del tribunale d’appello,  le cliniche si sarebbero  ulteriormente dimezzate. Di fatto le uniche cliniche sopravvissute al tornado sarebbero state quelle delle aree metropolitane di Austin, Dallas-Fort Worth, Houston e San Antonio, lasciando scoperta una vasta area geografica più grande dell’intera California.

Ma per fortuna il vento ha soffiato in un’altra direzione. Con una vittoria di 5 giudici su 4, la Corte Suprema ha deciso di fermare definitivamente una legge che limitava la libertà femminile.