“The Circle”: quanto dipendiamo dalla tecnologia?

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Fonte foto: screen da Youtube

Lo Smartphone fa la sua prima comparsa nel 1997 quando Penelope entrò nel commercio grazie alla Ericsson con delle funzionalità ancora scarse ma potenzialmente più funzionali di un telefono cellulare. Fu però la Apple, nel 2007 a presentare e mettere in vendita il primo iPhone rielaborando ogni nuova forma di utilizzo di uno smartphone.

150 volte al giorno, ogni 6 minuti controlliamo i nostri dispositivi mobile restando connessi con il mondo attraverso i nostri social. La Nomofobia è la paura di non essere connessi col mondo e di rimanere di conseguenza fuori dalla cerchia dei social.

Pensate a quella volta in cui a casa vostra è mancata la corrente elettrica, senza la possibilità di una connessione wi-fi, cosa avete fatto? come vi siete sentiti? Se la risposta è “persi” non preoccupatevi è del tutto normale.

E’ quello che James Ponsoldt vuole mettere in luce in “The Circle” la trasposizione cinematografica del romanzo di Dave Eggers. La tecnologia nasce per migliorare le condizioni di vita della società odierna, grazie ad essa sono state possibili molte scoperte in campo medico e spaziale e tutto questo grazie a dei dispositivi all’avanguardia.

Per l’uomo non c’è bestia più pericoloso dell’uomo, di fatti James Ponsoldt vuole mostrare il modo in cui stiamo riuscendo a trasformare un grande potere come la tecnologia in una dipendenza sociale. Tutto è connesso, foto, profili, video, stati d’animo. Alzi la mano chi possiede un’app per le proprie mestruazioni, vedete? E’ tutto lì in un unico e piccolo oggetto che racchiude il sapere globale del mondo.

A lungo andare però questo logora la nostra esistenza intaccando la psiche umana. In quanto esseri umani che provano dei sentimenti, siamo continuamente soggetti a degli stimoli o degli impulsi che indirettamente provengono dai nostri profili social. Quante volte vi capita di condividere un vostro problema sui social piuttosto che parlarne con i vostri amici? Quante sono le volte in cui ricevendo dei “mi piace” vi sentite appagati?

Vale lo stesso per le condizioni sociali in cui viviamo, se una persona si avvicina a noi per complimentarsi del nostro aspetto o delle nostre capacità ci sentiamo imbarazzati, se qualcuno però lo fa su un social avvertiamo immediatamente la necessità di condividerlo con il resto del mondo. Perché lo facciamo? La possibilità di poter essere connessi con il mondo attraverso dei dispositivi mobili, ci fa sentire di essere collegati in un modo che umanamente non sarebbe possibile. La realtà è che non potremmo vivere senza tecnologia ma possiamo scegliere quanto e come spendere il nostro tempo sui nostri social. Siamo liberi di scegliere e allora scegliamo di vivere in base alle nostre necessità naturali, qualche volta smettiamo di condividere virtualmente e iniziamo a farlo umanamente.

E’ come un cerchio di eventi, di musiche, di odori, di affetti, di dolori, di dimensioni, questa è la vita. Non chiudere il cerchio!