Tiago Pinto svela il possibile mercato giallorosso di Gennaio

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Serena Salvione
Fonte: Wikipedia

Il dirigente giallorosso fa il punto su quello che potrebbe essere il prossimo mercato di Gennaio. La Roma inizia a muoversi

I giallorossi si sono mossi bene sul mercato, ma Tiago Pinto non si dice comunque soddisfatto. Nell’ultima conferenza stampa avuta dal dirigente giallorosso, infatti, è uscito fuori qualche retroscena sul mercato.

Senza peli sulla lingua il dirigente portoghese ha affermato che avrebbe dovuto prendere un difensore centrale, che poi non è arrivato per l’infortunio di Wijnaldum. Ora è tutto rimandato a Gennaio, ma Pinto semina indizi.

Le dichiarazioni

Qui di seguito l’intera conferenza stampa:

E’ stato un grande mercato per la Roma, consegnate a Mourinho un’istant team. E’ una squadra che ha il dovere di lottare per lo Scudetto?
“Grazie a tutto il club. Da fuori il mercato sembra divertente, ma per noi sono tre mesi difficili. Venendo alla domanda, penso che la squadra sia migliorata. Su questo non ho dubbi. Oggi abbiamo più soluzioni, ma non sono d’accordo nel parlare di instant team. La Roma è la quarta squadra più giovane della Serie A, non era così quando sono arrivato. La nostra strategia è sempre stata quella di creare spazio per i ragazzi come Zalewski. Come detto dal primo giorno poi abbiamo bisogno di un equilibrio e non possiamo portare solo con Tammy Abraham, ma abbiamo bisogno anche di giocatori esperti. Penso che la squadra sia più forte, ma sempre con quello che secondo me è il nostro valore più grande che è la leadership del nostro allenatore. Mourinho ha trasformato i giocatori in grandi giocatori. Ci aspettiamo qualcosa di meglio della scorsa stagione, ma mai parlare di Scudetto. Non ci vogliamo nascondere, ma fatico a pensare a maggio quando siamo a settembre. Il lavoro quotidiano è importante, ma come ha detto Belotti dobbiamo credere di vincere tutte le partite”

Quanto è stato vicino Zaniolo a lasciare la Roma? Ora rinnoverà?
“Mai è stato vicino a partire. Oggi è finito il mercato e come detto lo scorso anno per Nicolò era una stagione di ripresa per lui. Questa sarà ancora meglio e non è mai stato un problema. E’ felice e ha aiutato molto la squadra. Ora deve recuperare, ma 30 minuti fa ho chiamato Vigorelli per programmare i nostri incontri per non alimentare pagine di giornale”.

Siete preoccupati per le sanzioni dell’Uefa o che possa avere due pesi e due misure come detto da Mourinho?
“Sul FFP anche il club avrà il tempo giusto per parlarne. E’ stato creato per aiutare i club, non per danneggiati. Quello che ho in testa è il progetto Friedkin e in questo progetto la sostenibilità finanziaria è importante. Non possiamo legare i milioni alla qualità. Noi dobbiamo in tutte le finestre di mercato cercare di migliorare la squadra, ma l’eredità che hanno raccolto i Friedkin era pesante e c’è bisogno di tempo. I paletti del FFP non sono un problema, sapevo che sarebbe stato così. Se negli anni spariranno questi paletti allora significherà che ho fatto bene il mio lavoro. Spero il prossimo direttore sportivo della Roma abbia una vita più facile della mia. Sanzioni? Parleremo a suo tempo di questo”.

Ma siete vicini al raggiungere gli obiettivi dell’Uefa?
“Per me il FFP non è una scusa, ma un obiettivo che abbiamo. Per come abbiamo condotto il mercato sicuramente l’obiettivo è più vicino. Quando si firma il settlement agreement si parla di contratti di 3-4 anni. Non è normale che negli ultimi dieci anni della Roma il club abbia venduto più che comprato. Dal mio arrivo il monte ingaggi è sceso di 20 milioni. Noi abbiamo una strada da seguire e oggi fare il diesse è molto diverso da dieci anni fa. Siamo costretti a capire una realtà totalmente diversa e di questo non mi posso lamentare. Abbiamo fatto un lavoro interessante per raggiungere la sostenibilità. Quando andrò via ci sarà una Roma più solida di quella che ho trovato”.

Quale dei due aspetti – acquisti e cessioni – le he ha dato più difficoltà? Che voto si dà?
“Le persone hanno più entusiasmo con gli arrivi, ma il nostro lavoro è più concentrato in quelli che partono. Abbiamo fatto 57 operazioni, si lavora tanto in uscita. Non mi nascondo, non sono totalmente soddisfatto, ci sono due giocatori che potevamo vendere e che sono andati solo in prestito. Il voto? Sono giovane ma imparo, l’anno scorso ho fatto l’errore a darmi il voto, qualcuno di voi quando i risultati non venivano mi ha un po’… non posso usare un’espressione che conosco, mi hanno preso in giro. Magari dopo Tirana il voto ci stava, ma questa stagione non lo farò. Tutti voi mi conoscete, non lavoro molto sul mio protagonismo, lavoro per le mie idee e il rapporto con le persone. Non ho bisogno delle marchette, di queste cose per avere un grande voto. Il calcio cambia tutti i giorni, oggi siamo fenomenali, domani siamo scarsi. Ci sono dei momenti che avete pensato che ho fatto un capolavoro e pensavo di poter fare di più, ci sono dei momenti che avete pensato che facessi male ed ero soddisfatto”.

Manca un tassello in difesa? Come ha vissuto le pressioni che anche Mourinho metteva?
“Sulla pressione, io sono giovane ma ho vissuto tante cose. Ho tre persone nella mia vita: mamma, papà e mia sorella. Mi mettono molta pressione, quando vengo per la conferenza Luca mi ha detto che non ho portato il secondo telefono, gli ho detto che è quello della famiglia. Anche se qualcuno magari legittimamente vuole dire il contrario, ho un grande rapporto con Mourinho. Quello che viviamo qui a Trigoria è un ambiente di famiglia, a me non compete commentare le parole del mister, il lavoro dell’allenatore è difficile, è essere esposto 150 volte all’anno alla stampa. La strategia era definita, cerchiamo di essere allineati con la proprietà. Cerchiamo di fare le cose insieme, tante volte ho avuto bisogno del suo aiuto e le cose sono andate bene. Non funziono molto con la pressione, le persone che mi conoscono sanno che l’unico modo di portare avanti le cose con me è la positività. La pressione non funziona. Non è arroganza, ma credetemi: non leggo la stampa. Vado al ristorante e mi chiedono se prendo questo o quell’altro, mi fa pressione ma perché non posso mangiare. Per quanto riguarda la difesa, non voglio nascondere nulla. Penso sia ovvio, se giochiamo a 3 è normale che potremmo avere un centrale in più. Non ci siamo riusciti, penso che in squadra avremo delle soluzioni che magari non sono ideali, ma ci sta, abbiamo giocatori con qualità che possono fare più di un ruolo. Parlate molto di Mourinho, io parlo di lui come allenatore. Qua a Roma ha fatto vedere con Zalewski e altri che nel momento di difficoltà ha trovato soluzioni. Ci sono giocatori come Karsdorp, Vina e Cristante che possono giocare lì, abbiamo fatto diversi piccoli sforzi per portare giocatori, non possiamo andare avanti così. Le cose sono complesse, più di quello che sembrano”.

Com’è andata la trattativa con Frattesi?
“Frattesi è il mio giocatore preferito, esclusi quelli della Roma. Sarà tra i centrocampisti più forti della Nazionale. Vado da un club, chiedo quello che vuole e devo rispettarlo. Due cose però devo dire, non uso la stampa per fare il mercato, poi ognuno fa la sua valutazione. Il Sassuolo ha fatto un prezzo, noi non potevamo arrivare ed è finita lì. Il Sassuolo è un grande progetto sportivo, Frattesi è un grande giocare, ma io io sono un po’ tedesco nel modo di fare il mercato. Non sto lì un mese per 2-3 milioni, se non ci sono soldi pazienza e si va avanti”.

Solbakken può arrivare a gennaio?
“Io pensavo che avesse firmato per un’altra squadra, ma se tu mi dici che non ha firmato per nessuno allora proviamo”

Prima ha detto “il prossimo diesse avrà un compito più facile”. Ha intenzione di andarsene?
“Sono felice qua, per venire a Roma ho lasciato il grande amore della mia vita. Ho un’empatia incredibile con allenatore e proprietà, non mi muovo per soldi. Quando ho detto che il prossimo diesse avrà un lavoro più semplice è perché il nostro lavoro permetterà di avere maggior sostenibilità . Non ho bisogno di rinnovare il mio contratto che è fino al 2024. Non sono come i calciatori che chiedono rinnovo”.

Si è defilato un po’ quando si è parlato dei meriti. Qual è stato l’acquisto che l’ha soddisfatta di più? Il rimpianto è più una cessione o un calciatore che non è arrivato?
“Il mio rimpianto è nella parte delle cessioni. Cerco di essere una persona metodica, lo sport è l’unica attività commerciale in cui chi comanda sono gli operai. Puoi avere una strategia fantastica, ma se un calciatore non vuole muoversi non si fa nulla. Avevamo almeno 2-3 situazioni, tolta la situazione di Kluivert in cui non è colpa di nessuno, il mio rimpianto è molto più nelle uscite. Mi piacciono tutti, ogni trattativa ha una storia in cui noi andiamo oltre. Sono un DS ma anche un essere umano, quando mi chiudo 3-4 giorni in hotel a Torino per portare Paulo non è una cosa semplice, è difficile per me qual è stata quella che mi è piaciuta di più. Sono una persona molto emozionale, ho sentito che tutti i giocatori hanno perso soldi per venire a Roma. Non sono stato falsamente umile, ma le persone fuori hanno capito che qui sta nascendo qualcosa, i Friedkin e Mourinho sono i principali protagonisti. Non è giusto parlare di una trattativa più importante di altre”.

Ci sono svincolati come Zagadou. Ha parlato di 57 operazioni, cos’è successo con Coric e Bianda?
“Io non mollo mai. Abbiamo ancora Belgio, Turchia, Grecia, dobbiamo sistemare queste due situazioni. Bianda e Coric sono vittime di un contesto del passato, non abbiamo trovato soluzioni ma ho ancora speranza di trovarle in questo mercato. Possiamo parlare di Zagadou, di Denayer, questo mercato farà storia su queste strategia di portare il contratto a scadenza. Ne riparliamo”.

Tornando al contratto di Belotti, è un anno con opzione per altri due. C’è un motivo particolare?
“La verità è che siamo stati creativi in 2-3 operazioni, questa creatività viene dalla necessità. Quando i giocatori accettano è perché si sentono comodi, non è importante 1+2 o 2+1, ci sono cose che sembrano negative, la verità è che sono dettagli della trattativa e dei contratti che non compete a me divulgare. Sono sicuro che Andrea sia felice, che giocherà molti anni a Roma, anche lui ha fatto uno sforzo per venire a Roma, il mio compito è renderlo felice, il contratto non sarà mai un problema”.

C’è una trattativa per i rinnovi di Cristante e Spinazzola?
“Se non ricordo male l’anno scorso mi chiedeste se con l’arrivo di Tammy avremmo potuto avere problemi in 6 rinnovi, dopo un anno continuiamo a parlarne. Quando cominciamo ad arrivare a fine contratto se ne discute, ma al tempo giusto. Bryan sa perfettamente cosa pensa di lui la società, al di là di essere un grande giocatore è un grande professionista, farò tutto il possibile perché lui rimanga qui, fatemi riposare un po’, è stato pesante. Tu lanci questa cosa, poi vengono i procuratori e io non posso riposarmi”.