How To Get Away With Murder: Recensione 4×03

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Molto intenso, a detta dei più, l’inizio della quarta stagione di How To Get Away With Murder, la serie Tv che da qualche anno a questa parte cattura e irretisce chiunque.

Ci eravamo lasciati con un’Annalise Keating come non si era mai vista: debole, provata, psicologicamente instabile. Lo stesso era possibile affermare per la giovane Laurel, costretta ad affrontare una gravidanza in solitudine, e per Connor, disorientato e privo di senno.

Ebbene, la serie di Nowalk ci riserva ancora moltissimi colpi di scena, che ci fanno persino dubitare di quanto avevamo visto nelle precedenti stagioni.

 

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In questo episodio, infatti, Annalise sembra quasi recuperare il suo atavico fascino da femme fatal e la sua brutale forza d’animo, al punto da schierarsi contro il proprio capo e contro un potere più grande di lei pur di difendere un uomo innocente. Come un pugile sul ring, Annalise si difende prontamente dal desiderio di vendetta di Bonnie, schiva qualsiasi colpo e attacca fino ad ottenere una magistrale vittoria.

Misteriosa resta comunque la figura del suo psicologo, il quale verrà coinvolto, come è evidente dall’ormai abituale processo di prolessi (sempre più dettagliato man mano che si va avanti), in qualcosa di piuttosto serio e pericoloso.

Diversa è invece la situazione di Connor, che dopo la morte di Wes sembra ormai aver perso il suo caratteristico entusiasmo per lasciare spazio alla dissipatezza, così come di Michaela, che affronta il suo nuovo lavoro con la consapevolezza di avere in mano le redini del gioco, ma nasconde delle crepe piuttosto profonde che le impediscono di guardare al futuro.

Che dire, invece, di Laurel? Convinta della colpevolezza del padre, non lascia spazio ad alcun tipo di emozione e si dedica strenuamente alla difesa del suo defunto ragazzo, al punto da chiedere a Bonnie di lavorare per lei.

Che questo possa condurla verso il pericolo?

Staremo a vedere.