Umberto Calcagno, vice presidente dell’AIC: “Niente sciopero. Avanti con la garanzia di spostamenti dalle zone rosse”

Il mondo del calcio si interroga sul prosieguo o meno della Serie A. Le ultime

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Logo Serie A Tim. Font. foto screenshot da Youtube

La Serie A si interroga. Nella giornata di ieri il Ministro dello Sport Spadafora ha chiesto la sospensione del campionato, supportato dall’Associazione italiana calciatori, ma alla fine la decisione della Lega è stata quella di andare avanti con il 26esimo turno. Per martedì è fissato il Consiglio straordinario della Federcalcio per decidere se fermare o meno le competizioni; nel frattempo sono arrivate le parole di Umberto Calcagno, vice presidente dell’AIC, Associazione calciatori italiani, a Radio Punto Nuovo:

“Vivo a Rimini e stamattina per fare la spesa si entrava due alla volta, si va in ufficio solo per urgenze, ci sono nuove ordinanze e tutto un sistema deve rivalutare se il calcio può andare avanti o meno. A nostro modo di vedere non ci sono le condizioni per garantire sicurezza ai nostri associati e bisogna ridurre al minimo le nostre attività. Il messaggio che dobbiamo dare è starcene in quarantena oppure no? Per noi oggi la funzione sociale è quella di mandare il messaggio di far capire in che stato siamo.

I calciatori non sciopereranno, ma la nostra richiesta è quella di sapere se è logico andare avanti. Ci devono garantire che possiamo fare spostamenti, rientrare o uscire dalle zone rosse. È ovvio che ho paura delle conseguenze di uno stop, ma devo garantire la salute ai miei associati. La bozza di sciopero è stata fatta perché molti giocatori non volevano giocare, credo fosse necessaria in realtà solo l’astensione.

Lo sciopero non sarebbe stata la strada migliore, ma bisognava attenersi ai decreti ministeriali. In Lombardia ci hanno chiesto giocatori come testimonial per dare un messaggio agli italiani, di non uscire e poi li vediamo in TV che si baciano ed abbracciamo”.