Un ex impero decadente e inascoltato: le Maldive abbandonano il Commonwealth

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La Gran Bretagna è sempre stata celebre nella sua gestione politica per due caratteristiche: l’isolazionismo rispetto alle altre potenze europee e l’imperialismo, che gli ha permesso in passato di controllare fette consistenti del globo. La prima delle due è stata definitivamente sancita dalla Brexit, epocale evento che ha sconvolto il mondo. La seconda ha perso un po’  l’attenzione dei media per inevitabili questioni storiche, ma il Commonwealth esiste ancora e ha una certa autorità teorica su molti paesi del mondo. A ricordarci l’esistenza di questa entità sovrastatale è il suo intervento nella politica interna maldiviana, su cui si è espresso l’organismo per il controllo della democrazia nel Commonwealth, denunciando una presunta assenza della stessa. I rappresentanti del paradisiaco arcipelago dell’Oceano Indiano, governato dal 2013 dal pugno di ferro di Abdulla Yameen, non hanno tollerato questa invasività del Commonwealth, decretando l’uscita del paese dall’organizzazione di cui era membro da 34 anni. Il ministro degli esteri maldiviano, Mohamed Asim, ai microfoni dei giornalisti, ha dichiarato che la decisione è stata “difficile, ma necessaria”. Agli occhi di un occidentale tutto ciò porta immediatamente a due riflessioni: la prima è che ormai la pretesa da parte degli europei di avere un controllo sulla politica mondiale è sfumato e la seconda è che se le autorità maldiviane hanno reagito così un motivo sicuramente ci sarà. Documentandosi meglio si scopre infatti che un rischio per la democrazia nelle Maldive davvero esiste, infatti il presidente ha dato vita in questi tre anni ad una campagna di arresti ingiustificati che hanno travolto anche l’ex presidente Mohammed Nasheed ed altre amate figure politiche del paese.