Con un libro “ti regalo la soluzione”

Non regalate alle persone libri sulle loro debolezze.

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“Buongiorno, vorrei regalare un libro a mia sorella che è stata tradita dal marito. Ha per caso qualcosa sulla gelosia?”

“Salve, cercavo un libro per mio figlio dislessico.”

I librai testimoniano che il numero di persone che pone questo tipo di domanda è costantemente in aumento, con pericolosi picchi durante le feste comandate. Il concetto di lettura come medicina per l’anima è tanto antico quanto la sua iscrizione sulla porta della biblioteca di Tebe. La comunicazione è lo strumento più potente che abbiamo, ciò che ci ha resi capaci di evolverci, creare legami, provare empatia. Le parole possono potenzialmente alleggerirci dal peso di un’angoscia, ma anche crearne di nuove. Tuttavia cadere nell’esasperazione di un concetto è fin troppo semplice. Varcare la soglia di una libreria con l’idea di regalare a qualcuno una soluzione sicura è un obiettivo utopico e spesso deludente. Il caloroso ringraziamento che riceverete da un marito tradito per aver ricevuto un “manuale sulla fiducia” dipenderà dalle sue doti attoriali. L’imbarazzo del momento può essere facilmente evitato, è sufficiente uno sforzo di immedesimazione. Chiunque abbia passato un periodo difficile è in grado, a modo suo, di essere di supporto a chi lo sta affrontando. Talvolta questo supporto può avere la forma di un libro. Un volume non svilito dall’idea della ricerca della cura perfetta, ma uno che è stato rilevante nella vita di qualcun altro. Il generoso lettore potrà, infatti, dire non più “questo ti aiuterà”, ma “questo ha aiutato me e desidero condividerlo con te”. Solo attraverso emozioni reali possiamo fronteggiare le sfide, i brutti momenti e per fortuna anche quelli belli. Proust diceva: “L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso.” E’ importante ricordarsi che Anna Karenina non è solo una personalità borderline, e Don Chisciotte non è riducibile a un presunto schizofrenico. Un uomo disoccupato è anche un padre amorevole e le bambine problematiche talvolta nascondono creatività e passioni. Non sono certo solo i difetti o le esperienze sbagliate a definire le persone, ma anche i desideri, le esperienze giuste, gli stimoli positivi. Il prossimo Natale regaliamo un ideale in cui crediamo al posto di un invito a correggere un difetto. La verità è sempre spaventosamente forte e può fare la differenza.