Un piccolo sacrificio per il concerto di Ligabue

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Se 150.000 persone formassero una catena unendosi per mano, senza neanche distenderle troppo, coprirebbero una distanza di 150 Kilometri: quella che intercorre tra Bologna e Venezia. Lo stesso numero di persone, qualora fosse ospitato in uno spazio aperto, richiederebbe un’area di almeno 150.000 metri quadrati. A Campovolo di Reggio Emilia, sabato scorso, 150.000 persone erano raggruppate in un’area di 270.000 metri quadrati per assistere al maxi concerto di Ligabue. Spazio a volontà, quindi, ma anche un audio perfetto, delle scenografie spettacolari e il palco imponente hanno contribuito a rendere l’esibizione, durata 210 minuti, festosa, coinvolgente e ricca di buona musica. Le prime due ore poi sono state indimenticabili e, per i trentenni che negli anni novanta sono maturati con le canzoni del Liga, ascoltare “balliamo sul mondo” o “piccola stella senza cielo”, deve essere stata un’emozione indescrivibile. Un concerto che ha saputo ripercorrere 25 anni di canzoni eseguendole fedelmente nei testi, negli arrangiamenti e perfino nella scelta della band originale utilizzata per l’accompagnamento. Inoltre, per gli organizzatori tutto è andato per il meglio. Gli incassi sono stati da record, le file in entrata sono risultate brevi oltre le aspettative e il deflusso scorrevole e senza incidenti.
I tantissimi partecipanti si sono certamente entusiasmati per la musica e le scenografie, ma avrebbero, perché no, anche apprezzato la vendita di stuzzichevoli spuntini per riempire i vuoti di stomaco e pure qualche birra per bagnare la gola resa asciutta dalla partecipazione all’ininterrotto coro. E invece, solo gommosi panini preconfezionati e birra già finita prima dell’inizio del concerto. È il caso di dire: Ligabue in concerto val bene un piccolo sacrificio alimentare.