Università, Manfredi: “Crollo immatricolazioni? L’Italia è uno dei paesi che se l’è cavata meglio”

Il settore universitario si conferma tra quelli che hanno saputo rispondere in maniera ottimale alla crisi Covid-19

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Risale alla fine di aprile un’intervista in cui il Ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi si definiva preoccupato circa il possibile calo di iscrizioni all’università per il prossimo anno accademico; in realtà le sue recenti dichiarazioni hanno smentito qualsiasi preoccupazione a riguardo, e anzi hanno definito l’Italia come uno dei paesi meno colpiti nel settore dell’istruzione durante l’emergenza Covid-19, e di fatto il numero delle immatricolazioni non è risultato in deficit come ci si poteva aspettare.

“Diversi ministri di paesi membri europei ci hanno chiamati per chiedere come avessimo fatto a essere così efficienti. Siamo italiani e sappiamo organizzarci”; sono state queste le parole che il Ministro ha speso sulla gestione universitaria italiana a distanza, precisando che già nelle prime 2 settimane dall’inizio della crisi il 95% delle attività didattiche erano state portate in rete.

“I numeri però sono importanti. Dal monitoraggio di questo trimestre complicato, svoltosi per lo più online, che stiamo ultimando – ha aggiunto Manfredi – emerge che il numero di esami sostenuti e il numero di laureati è pressoché identico a quello dello stesso periodo dello scorso anno. Non solo non ci siamo fermati, ma non abbiamo nemmeno rallentato. Questo è un aspetto molto importante perché rappresenta la migliore base per poter ripartire”.

Il Ministro ha inoltre sottolineato l’importanza della ricerca per quanto riguarda l’uso di nuove tecniche didattiche, anche nei primi mesi di riapertura: “L’accesso alla formazione superiore è indispensabile per far crescere il Paese, per il lavoro qualificato, per salari adeguati. Meno tasse, più borse di studio, più servizi universitari. Ma è importante anche il tema degli spazi e dell’innovazione didattica, che non significa solo usare solo la tecnologia da casa: bisogna fare lezione, anche in aula, in modo diverso, più efficacemente”.

Per il futuro tuttavia resta esclusa l’ipotesi di un passaggio totale alla didattica telematica: “L’università è comunità, luogo di trasmissione della conoscenza e dell’interazione, non solo tra docenti e studenti, ma anche tra studenti e studenti. Perciò, l’idea che l’università possa diventare completamente virtuale manca di concretezza”.