Vaccino Moderna efficace al 94,5%, buone notizie dal fronte americano

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Effetti Collaterali, Vaccino di Moderna, Terapie intensive a rischio, Tracciamento non funziona, Anticorpi contro il Coronavirus, Autopsie non autorizzate
Medici, Fonte Pixabay, Autore Sasint

Un’ottima notizia arriva dagli Stati Uniti, per rasserenare i cittadini più irrequieti sul COVID-19. Un vaccino, sviluppato dall’azienda Moderna e a quanto sembrerebbe particolarmente efficace.

LA SOLUZIONE? – Dopo tanta attesa, finalmente gli esperti hanno tra le mani un antidoto che sembra promettente. Una soluzione ad un virus che ha infettato più di 53 milioni persone nel mondo. Per non parlare dei morti, più di 1,2 milioni.

Possiamo quindi ben sperare che sia la volta buona per la sconfitta definitiva del coronavirus. Se non altro al 94,5%, secondo quanto riportato dal quotidiano statunitense, il New York Times. Risultati che hanno addirittura superato l’immaginazione dei ricercatori. Testato su 95 pazienti positivi, di cui 11 in condizioni gravi, l’efficacia del vaccino è sorprendente.

Questo nonostante qualche lieve effetto secondario, quali febbre, stanchezza e indolenzimento nel punto dell’iniezione. Per l’azienda Moderna non vi è dubbio il loro vaccino potrebbe rappresentare una concreta soluzione anti COVID. Infatti si stanno già attivando per presentare la domanda per l’autorizzazione all’uso di emergenza presso la “Food and Drug Administration”. Purtroppo però, per quanto riguarda la commercializzazione su larga scala dell’antidoto, bisognerà aspettare ancora qualche mese.

FUNZIONAMENTO E SOMMINISTRAZIONE – Rispetto alla società rivale Pfizer, il vaccino Moderna ha una durata di conservazione e stabilità migliore. Può essere infatti conservato a temperature standard dai 2 agli 8 gradi centigradi fino a 30 giorni e a meno 20 gradi per almeno 6 mesi. Temperature, le prime, paragonabili a quelle di un comune frigo domestico, contrariamente ai meno 80 gradi necessari per l’antidoto targato Pfizer.

Il funzionamento del vaccino si basa sulla tecnologia mRNA, ovvero due iniezioni a distanza di quattro settimane. Lo scopo è stimolare la produzione di anticorpi contro la proteina spike. Proteina tramite la quale il virus si aggancia alle cellule umane per poi penetrare nel nostro organismo.