E se van Gogh avesse saputo il successo a cui sarebbe andato incontro? Il tributo di Doctor Who al pittore olandese

In occasione della riprogrammazione al cinema del film Loving Vincent, vale la pena ricordare un episodio della serie tv Doctor Who, divenuto celebre per il suo commovente tributo all’artista van Gogh.

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Van Gogh in Doctor Who. Fonte: BBC America
Van Gogh in Doctor Who. Fonte: BBC America

Dopo i sorprendenti incassi (un milione e duecentomila euro in soli tre giorni!) del film Loving Vincent, della Nexo Digital, si è deciso di riproporlo al cinema proprio oggi, lunedì 20 novembre.

Il film, ispirato alle vicende del noto pittore olandese Vincent van Gogh e dipinto interamente su tela, ha fatto boom di spettatori in sala ed è stato osannato dalla critica per la sua originalità, per le interpretazioni e per le emozioni che è stato in grado di lasciare nel cuore di tutti, esperti e profani.

Un altro bel traguardo per il nostro caro Vincent, tanto screditato in vita, che certamente lo avrebbe reso assai felice…se solo lo avesse saputo a suo tempo. Ed è proprio per questo motivo che vale la pena celebrare il suo ennesimo trionfo, citando un episodio a lui dedicato dell’amatissima serie TV britannica Doctor Who, ma, più precisamente, la commovente scena finale.

Prodotta dalla BBC e partita nientemeno che nel 1963 (ancora oggi è in corso), tale serie fantascientifica narra le vicende del “Dottore”, appunto, un alieno dalle sembianze umane capace di viaggiare nel tempo per sconfiggere vari nemici e risolvere questioni in sospeso.

Nella quinta stagione, il decimo episodio è intitolato “Vincent and the Doctor” e racconta del Dottore (interpretato da Matt Smith) e della sua assistente Amy Pond (interpretata da Karen Gillan) che, visitando una galleria d’arte con esposti alcuni dei maggiori capolavori di van Gogh, si accorgono di una creatura misteriosa dipinta in uno dei suoi quadri. Tornano quindi al tempo del pittore (interpretato da Tony Curran) e, aiutati da quest’ultimo, sconfiggono la creatura.

Segue quindi la fatidica scena, forse una delle più emozionanti di sempre: il Dottore ed Amy portano Vincent nel loro presente, al Musée d’Orsay, per mostrargli ciò che sarebbe stato negli anni a seguire. Tra la curiosità e lo sgomento del pittore nel vedere così tante sue opere esposte ed ammirate, il Dottore domanda ad un critico d’arte quale sarebbe, secondo la sua opinione, il ruolo di van Gogh nella storia dell’arte. La sua risposta non genera solo le lacrime incredule di Vincent ma anche quelle dello spettatore: “Van Gogh è per me il pittore migliore di tutti, il più celebre, eccezionale pittore di tutti i tempi. Il più amato. La sua padronanza del colore è magnifica. Ha trasformato il dolore della sua tormentata vita in estatica bellezza. Il dolore è semplice da rappresentare ma usare la passione e il dolore per rappresentare l’estasi, la gioia e la magnificenza del nostro mondo… Nessuno l’aveva mai fatto prima. Forse nessuno lo rifarà mai. Per me quello strano, folle uomo che vagava per i campi della Provenza non è stato solo il più grande di tutti gli artisti…ma anche uno dei migliori uomini mai vissuti.”

Ciò che Vincent van Gogh avrebbe desiderato nella sua travagliata, breve vita, non era nient’altro che un po’ d’amore, per lui e per la sua arte. Sapeva di valere qualcosa, lo ha sempre saputo. Nelle sue lettere scriveva: “Uno può avere un focolare ardente nell’anima e tuttavia nessuno viene mai a sedervisi accanto. I passanti vedono solo un filo di fumo che si alza dal camino e continuano per la loro strada.” L’uragano di emozioni che vagava nella sua anima non è stato compreso.

Non esiste modo per sdebitarsi, caro Vincent, ma questo potrebbe essere un piccolo modo per chiederti scusa. Per non averti saputo apprezzare, per non averti saputo salvare, anche se hai salvato tu noi. Come recita la splendida canzone di Don McLean Vincent (Starry, Starry Night): “Ora capisco cosa cercavi di dirmi, quanto hai sofferto per la tua sanità mentale, come hai provato a liberarli, loro non ti ascoltavano, non sapevano come fare. Forse ti ascolteranno adesso.”

Di seguito la scena descritta: