Variante spagnola in Campania, parla Alessandro Weisz

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Nuovi casi a Napoli, Variante spagnola in Campania
Centro antico Napoli, Fonte Wikimedia Commons

Da un recente studio sul COVID-19, sembrerebbe che in Campania circoli una variante spagnola. Riscontro che dobbiamo principalmente alle ricerche del Laboratorio di medicina molecolare e genomica, del Dipartimento di medicina dell’Università di Salerno (a Baronissi). A presentare i frutti dello studio è proprio il coordinatore del progetto stesso, Alessandro Weisz.

VARIANTE PREOCCUPANTE? – Durante un’intervista con il “Corriere del Mezzogiorno”, il professore dichiara che in Campania: «La situazione è variegata, perché ci sono almeno quattro principali varianti che ritroviamo sistematicamente tra cui una osservata per la prima volta nel sud della Spagna poco prima dell’estate e rapidamente diffusasi anche qui da noi. […] Veicolata con ogni probabilità da viaggiatori che […] hanno causato la sua diffusione per mancanze delle dovute precauzioni».

Dovremmo quindi preoccuparci? Fortunatamente a tale quesito Weisz risponde negativamente. «È una variante che non presenta caratteristiche di maggior pericolosità rispetto alle residenti, per cui non ha destato preoccupazione a differenza della variante cosiddetta inglese, sulla quale c’è maggiore attenzione per alcune caratteristiche biologiche che potrebbe avere, in particolare quella di potersi diffondere più facilmente. In Campania, comunque, ad oggi non l’abbiamo riscontrata. Lo stesso vale per altre varianti, come quella di recente osservata in Sud Africa».

L’IMPORTANZA DI TALI STUDI – Continuando il suo discorso e allontanandosi progressivamente dalla variante spagnola in Campania, il professore spiega l’importanza delle ricerche del suo team.

Queste sono essenziali per 3 motivi: «[…] primo perché fotografano nel tempo e nello spazio l’andamento dell’epidemia.

[…] Poi perché il monitoraggio in corso ci permette di individuare l’eventuale comparsa di nuovi ceppi virali. […] Ed infine perché parallelamente stiamo lavorando alla messa a punto di un protocollo che possa […] identificare varianti virali in modo più semplice e rapido».