Venezuela, pugliesi in trappola. Vogliono tornare in patria

La dittatura sta rendendo molto difficile la vita dei tanti venezuelani di origine pugliese. "La carta igienica è un bene di lusso introvabile" testimonia una signora.

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Foto da Wikimedia Commons

Intrappolati in un Paese che per anni li ha aiutati: questa è la storia dei cosiddetti “immigrati di ritorno“. I venezuelani di origini pugliesi partirono nel dopoguerra alla ricerca di una vita migliore. Durante gli anni Sessanta si contano circa 300.000 italiani emigrati dal proprio paese d’origine e accolti in Sud America. A quel tempo, il Venezuela era una terra ricca di giacimenti e questo permetteva di ricominciare una nuova vita.

Qualche pugliese si è arricchito nel campo petrolifero finché gli uomini di Chavez non gli hanno portato via tutte le aziende. Volevano mettere fine al capitalismo.

Ora la situazione è cambiata drasticamente poiché, a causa della dittatura, queste persone hanno perso tutto. Non hanno più un lavoro, una vita dignitosa; anche gli oggetti più semplici sono diventati beni di lusso. L’iperinflazione sta distruggendo il paese: adesso la carta igienica può essere acquistata solo con un mucchio di banconote.

Questi pugliesi raccontano le loro vicende attraverso i canali italiani ma molti hanno paura poiché una parola di troppo potrebbe costare la vita. “Molti non vogliono parlare: hanno paura. È un clima difficile. Vorremmo riuscire a mandare via Maduro, dopo che abbiamo perso tutto” dichiara una donna. “La carta igienica è un bene di lusso introvabile. Ho proposto all’Assemblea dei Pugliesi nel Mondo di reperire dei fondi per aiutare i nostri conterranei. I figli di chi aveva aziende di successo in Venezuela ora vogliono trovare un modo per tornare nella nazione dei loro nonni. Lì manca tutto: medicine, cibo, vestiti. Scarseggia tutto. Dobbiamo aiutarli a tornare. Abbiamo il dovere di aiutarli” spiega una signora che ha i suoi parenti oltreoceano.

“I miei parenti vogliono tornare in patria, ma non tutti ce la potranno fare: c’è ancora la dittatura. La gente ha paura: nessuno parla al telefono, ma la miseria è tanta. Hanno perso tutto. Noi stiamo facendo il possibile per farli ritornare da dove sono partiti con valige piene di speranza. Sembravano tutte storie di successo e adesso non hanno più da mangiare. Con un intero stipendio medio non compri nemmeno un chilo di carne” testimonia un’altra persona. Il Venezuela sta vivendo una grande catastrofe umanitaria.