Welfare aziendali, per rinnovarsi dal “basso”

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welfare aziendale (immagine di jobyourlife)
welfare aziendale (immagine di jobyourlife)

Welfare aziendali illuminati, possono rinnovare, dal “basso”, un sistema logoro di tante parole e pochissimi esempi concreti? Si! Idee chiare e concretezza sono le migliori armi per esperienze imprenditoriali vincenti, che non mirano semplicemente ad un egoistico tornaconto, ma ad un benessere che vuol coinvolgere ogni singolo dipendente, del presente e del futuro. L’Italia ha ammirato, ricca di speranza, il succedersi di governi sostanzialmente inermi o quanto meno molto poco incisivi al riguardo, sorte di “deus ex machina” che intervengono in scena, senza risolvere, però, mai davvero la trama. Se, dunque, l’imperturbabilità regna sovrana, non resta altro da fare che rimboccarsi le maniche e inventarsi qualcosa, o meglio, riconsiderare ruoli e posizioni. Uomini lungimiranti, italiani, fiore all’occhiello di un’industria che non ha paura di innovarsi, hanno già intrapreso la loro opera favorendo, quali nuovi Prometeo del walfare, uomini e donne di tre generazioni. E’di questi ultimi giorni la notizia che Luxottica, azienda leader mondiale per la produzione e distribuzione di occhiali, presieduta e fondata da Leonardo Del Vecchio, abbia introdotto nelle sue politiche sociali aziendali un “Bonus Vita” a favore dei dipendenti, creando, inoltre, un “Patto generazionale” in azienda grazie alla convenzione con l’Inps. Due parole che sembrano tanto somigliare a slogan da campagna elettorale, invece no: il Bonus vita assicura il riconoscimento di un contributo di 30 mila euro per gli eredi legittimi e testamentari, in caso di decesso del dipendente, anche fuori dal luogo di lavoro. Tale contributo sale fino a 70 mila euro se, nella famiglia del “de cuius”, è presente un figlio minore, vi sono studenti fino a 30 anni di età, persone con disabilità o mutuo sulla prima casa. Il Patto generazionale, invece, prevede che cento lavoratori, a tre anni dalla pensione( gli anni diventano cinque se il dipendente è affetto da gravi patologie o malattie invalidanti), possano chiedere il part time del 50% senza vedersi decurtare la loro futura pensione, offrendo ad un pari numero di giovani la chance di un’assunzione a tempo indeterminato. Lavoratori anziani non costretti più al tempo pieno, ma con eguali diritti di un dipendente full time, consentono a giovani intraprendenti la possibilità di un lavoro a tempo indeterminato. Altro esempio di virtuosismo sociale è stato suggerito da Diego Della Valle, patron della Tod’s, il quale ha proposto di donare l’1% degli utili netti maturati dalle aziende per il welfare del territorio, con obbiettivi già ben delineati: infanzia,anziani e giovani che non trovano lavoro. Tale percentuale moltiplicata per il numero di aziende che hanno utili da distribuire, consentirebbe di introdurre, nel sociale, cifre importanti a sei zeri ogni anno! Il gruppo Tod’s è già operativo da anni in tal senso, distribuendo ai suoi dipendenti, bonus di migliaia di euro e coperture finanziarie per i fabbisogni delle famiglie dell’azienda o, forse sarebbe più corretto dire, della “grande famiglia”Tod’s. Altra bella storia, incoraggiante, la racconta l’esperienza industriale di Brunello Cucinelli, “il re umbro del cachemire italiano” che, per ringraziare i propri dipendenti per l’impegno profuso in azienda, come un buon padre di famiglia, condivide la crescita dell’utile netto con i suoi oltre 700 “figli”, donando milioni di euro di benefit in busta paga. Aree biblioteca-relax in azienda, cura dell’anima oltre che del portafogli per chi ha il privilegio di entrare a far parte della realtà di lavoro Brunello Cucinelli. Esempi di vita e di stile differenti che denotano un minimo comune denominatore: il rispetto per il lavoro e la gratitudine per un servizio svolto. Se, dunque, tutto tace nei palazzi del potere, è in fabbrica ed in ufficio che può essere dato l’esempio, forse è proprio da qui, dal “basso”, che può partire l’innovazione per una nuova stagione di benessere e possibilità, prendendo ad esempio semplici e validissimi modelli imprenditoriali, che crescono nonostante le crisi, anche grazie ad un piccolo segreto celato tra queste righe: la cultura della condivisione.