Papa Francesco ricorda il genocidio armeno: accenni storici

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Genocidio armenoQuando si parla di genocidio, la connessione allo sterminio degli ebrei nasce spostantaneamente, ma purtroppo l’orrore antisemita non è l’unico ad esso connesso: sono trascorsi 100 anni dal genocidio degli armeni, “il primo genocidio del XX secolo”, come ricorda Papa Francesco.

Storicamente l’espressione genocidio armeno si riferisce a due eventi, entrambi aventi come obiettivo la persecuzione ai danni del popolo armeno: la campagna perpetrata dal sultano ottomano Abdul-Hamid nel 1894-1896 e la deportazione ad opera dei Giovani Turchi nel 1915-1916.
Nel primo caso gli armeni desideravano l’indipendenza dall’impero ottomano, sostenuti dalla Russia che mirava ad indebolire l’impero per conquistare la città di Costantinopoli e altri territori; così il sultano Abdul-Hamid, per reprimere il movimento indipendentista, istigó i curdi, che popolavano gli stessi territori degli armeni, ad odiarli, conducendo ad un’oppressione curda seguita dalla rivolta armena, terminata nel sangue.
Pochi anni dopo, quando nell’impero ottomano il governo dei Giovani Turchi era al potere, la paura che gli armeni potessero dare vita ad una forte alleanza con i russi ebbe la meglio. Nel 1915 alcuni battaglioni armeni dell’esercito russo iniziarono a reclutare altri armeni fra le loro fila, avendo come obiettivo la tanto agognata indipendenza. Ma nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1915 vennero organizzati degli arresti di massa di intellettuali, giornalisti, ma anche gente comune armena. Gli arrestati divennero deportati, dando inizio alle “marce della morte”, marce forzate controllate dall’ esercito turco verso l’ interno dell’Anatolia che videro la morte di circa 1.200.000 armeni per violenze subite, malattie riscontrate, fame e stenti, presagio di ciò che, pochi anni dopo, sarebbe capitato al popolo ebraico.
Le parole del pontefice affrontano l’argomento, in un discorso che invita alla presa di coscienza degli eventi ingiustificabili accaduti 100 anni fa, “perché laddove non sussiste la memoria, significa che il male tiene ancora aperta la ferita”:

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