Le assurde critiche sessiste a Wanda Nara per i suoi tweet

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Quale migliore opportunità dei tweet di Wanda Nara per dimostrare (per l’ennesima volta) l’arretratezza culturale che viviamo in Italia? Sulla maggior parte della carta stampata e dei talk show televisivi la moglie nonché procuratrice del capitano dell’Inter Mauro Icardi è stata criticata in lungo e in largo per i suoi tweet (“#calciomercato”, “noi vogliamo restare, la società vuole venderlo”, “vorremmo un adeguamento di contratto” in sintesi) poi cancellati. Quest’articolo non avrebbe modo di esistere se tutte le critiche mosse a Wanda non avessero come matrice principale la discriminazione sessista. Una donna procuratore di un calciatore è molto difficile da accettare (purtroppo, a quanto pare) dall’italiano medio. Se ci si fosse limitati a criticare le parole della Sig.ra Nara in quanto tali, nessun problema, perché nessuno si sognerebbe di pensare che è giusto usare un social network in quel modo per fare cassa o comunque farsi sentire. Il problema è che il 99% delle critiche sono arrivate perché è stata una donna a commettere l’errore. “Il calcio è una cosa per uomini;” “Wanda dovrebbe pensare solo a fare shopping a Via Montenapoleone” sono solo alcuni dei velati (ma neanche più di tanto) insulti rivolti alla modella argentina. Che Wanda non abbia esperienza come procuratore questo è un altro conto. Ma non precipitiamoci a criticare lei per quei tweet perché di certo ne aveva parlato con il suo assistito prima, o magari sarà stata un’idea (quantomeno vigliacca) direttamente del numero 9 nerazzurro per non esporsi lui direttamente. Secondo voi si sarebbe alzato tutto questo polverone per tweet simili pubblicati da Raiola, Andrea D’Amico o da Federico Pastorello (giusto per citarne alcuni a caso)? Ovviamente no. E questo è il problema.