Le Nazioni Unite accusano la Turchia di aver causato la morte di centinaia di curdi nel sud-est del paese

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Manifestazione di curdi ed armeni contro la politica oppressiva della Turchia nel Kurdistan turco, By Raveen Kajo (VOA) - Voice of America, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=41830968

Secondo un’indagine delle Nazioni Unite, quasi duemila persone di origine curda avrebbero trovato la morte e un altro mezzo milione avrebbe perso la propria casa, durante le operazioni dell’esercito e delle forze di polizia nel sud-est della Turchia. Questi dati prendono in considerazione il periodo di tempo che va dal Luglio 2015, quando il presidente Recep Tayyip Erdoğan dichiarò conclusa la tregua col PKK, alla fine del 2016.

La relazione, un documento di circa venticinque pagine, sottolinea la profonda preoccupazione delle Nazioni Unite per la situazione dei diritti umani in Turchia. Una situazione peggiorata soprattutto dopo il tentativo di colpo di stato dello scorso Luglio. L’Alto Commissario per i diritti umani dell’ONU, Zaid Ra’ad al-Hussein, ha dichiarato che lo stato di emergenza, imposto dal presidente Erdoğan, “è sembrato prendere di mira le critiche e non il terrorismo”.  Egli ha poi continuato dicendosi “particolarmente preoccupato del fatto che nessuna indagine credibile sia stata condotta relativamente alle presunte, illecite, uccisioni, incluse quelle di donne e bambini”.

L’alto commissario ha poi espresso la necessità di un’inchiesta indipendente, senza restrizioni, sottolineando come i suoi inviati non abbiano ottenuto il permesso di accedere alle aree a maggioranza curda nel sud-est del paese. Il report delle Nazioni Unite ha utilizzato interviste fatte ai familiari delle vittime e immagini satellitari, che hanno evidenziato la veridicità degli abusi, avvenuti soprattutto durante i periodi di coprifuoco. Tra le violazioni dei diritti umani imputate alle forze armate e alla polizia turche, nella loro guerra contro il PKK (il partito dei lavoratori del Kurdistan, considerato un’organizzazione terroristica), si annoverano esecuzioni sommarie, tortura, stupri e distruzione di proprietà privata. Tutto questo avrebbe coinvolto anche la popolazione civile, ritenuta simpatizzante.

Le Nazioni Unite hanno documentato almeno 189 casi di persone intrappolate per settimane nei seminterrati, prive di cibo, acqua, assistenza medica ed elettricità, morte a causa di incendi dovuti ai colpi d’artiglieria delle forze di sicurezza. Alle stesse ambulanze sarebbe poi stato impedito di portare soccorso ai malati e ai feriti, causando decessi che si sarebbero potuti evitare.

Che il governo turco (che ha smentito la veridicità dei dati ONU) collabori o meno, questa sarà solo la prima di altre indagini simili, hanno reso noto le Nazioni Unite.