Protesi anca totale: soluzione mini invasiva ai danni da osteoporosi

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Coxartrosi (artrosi dell’anca) avanzata e invalidante, artrite reumatoide, displasia, osteonecrosi, osteoporosi: sono queste le principali patologie su cui interviene in modo risolutivo la chirurgia d’avanguardia attraverso l’impianto della protesi anca totale mini invasiva.

Tra le varie indicazioni, il nostro focus si concentra sull’osteoporosi. Vi spiegheremo cos’è, sintomi e cause, esame diagnostico ed in cosa consiste la terapia chirurgica mini invasiva, perché è risolutiva, quali sono i vantaggi.

Nei pazienti anziani, l’alta incidenza di fratture del femore sono da associare a patologie come osteoporosi, artrosi, osteomalacia mentre, tra i più giovani, esiste un altro fattore di rischio legato all’osteoporosi: la celiachia. Introduciamo l’argomento osteoporosi con la particolare causa dovuta a celiachia per, poi, approfondire la patologia più comune legata all’età avanzata del paziente.

Protesi anca totale mini invasiva e osteoporosi da celiachia

Non tutti sanno che l’osteoporosi non è una patologia che colpisce solo persone in età senile o periodo post-menopausale ma anche chi è affetto da celiachia, una malattia caratterizzata da un malassorbimento intestinale di calcio (essenziale per la mineralizzazione delle ossa). E’ fondamentale diagnosticare la celiachia per avere modo di intervenire in tempo sulla patologia tramite una dieta preventiva adeguata (senza glutine) per frenare il deteriorarsi delle alterazioni ossee.

Nell’adulto, la celiachia si manifesta con anemia da mancanza di ferro, osteoporosi, fragilità ossea: nell’adolescente con artrite, dolori, vomito, stipsi, anemia. I sintomi, nel bambino, sono: diarrea, gonfiore addominale e problemi nella crescita.

Il celiaco che non sa di esserlo va incontro a gravi rischi legati all’insorgenza dell’osteoporosi, fragilità ossea e fratture (tra cui quella del femore, la più temuta). La frattura del femore, nel caso specifico del celiaco, è un’eventualità che potrebbe verificarsi a qualsiasi età” spiega l’esperto.

In caso di frattura del femore nell’adulto, il ricorso all’intervento chirurgico per l’impianto di una protesi anca totale mini invasiva rappresenta la scelta più sicura ed efficace per recuperare una buona qualità della vita.

Spieghiamo meglio cos’è l’osteoporosi.

Osteoporosi: cos’è

Una condizione di rischio fratture da fragilità ossea (per riduzione della massa minerale ossea) e da degenerazione dello scheletro”. Così viene definita dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) l’osteoporosi. Le principali conseguenze di questa malattia sistemica che colpisce le ossa (bassa densità della massa ossea, deterioramento dello scheletro, fragilità ossea, rischio di fratture) sono causate da alterazione del metabolismo osseo.

Spesso, purtroppo, l’osteoporosi è asintomatica fino all’evento di una prima frattura.

Dopo aver eseguito l’esame MOC (Mineralometria Ossea Computerizzata) per misurare la quantità di minerale osseo, se l’osteoporosi verrà diagnosticata in tempo sarà possibile prescrivere una terapia a base di farmaci che stimolano la formazione ossea, anti-fratturativi, in grado di integrare eventuali deficit di vitamina D e calcio.

Osteoporosi: sintomi

Pur essendo spesso asintomatica (in due terzi dei casi), l’osteoporosi presenta i seguenti sintomi:

  • Dolore osseo (anche lieve) e muscolare localizzato, di solito, alla schiena e al bacino che si intensifica in caso di sforzi e carico;
  • Diminuzione della statura;
  • Postura tendenzialmente curva;
  • Crollo vertebrale;
  • Facilità nel procurarsi fratture (avambraccio, femore).

Osteoporosi: esame diagnostico

L’esame diagnostico completo previsto per il sospetto di un’osteoporosi comprende:

  • Anamnesi del paziente (storia clinica) e della famiglia;
  • Esame obiettivo;
  • Esami del sangue di routine (esami ematochimici, parametri del metabolismo epatico, tiroideo, renale, surrenale, osseo, ipofisario);
  • Esami radiologici per verificare eventuali fratture (radiografie, TC, RMN);
  • DXA (Dual Energy X-ray Absorptiometry) un esame molto preciso che consente di conoscere il livello di densità ossea e di calcio;
  • MOC (Mineralometria Ossea Computerizzata), che stabilisce la densità ossea analizzando una zona campione.

Frattura del femore: tutto quello che c’è da sapere

Il femore è l’osso più lungo, forte e voluminoso del corpo umano. E’ localizzato all’interno della coscia, comunica con anca, rotula e tibia e si articola con l’acetabolo della pelvi (costituita da 3 ossa, ischio, ilio e pube). Chi subisce una frattura d’anca non riesce a camminare o a stare in piedi, prova un dolore acuto, immediato e indefinito a ginocchio, coscia, inguine, gluteo o schiena, gonfiore, lividi, rigidità articolare, deformità, accorciamento dell’arto colpito, perdita parziale o totale dell’autosufficienza, insufficienza cardiorespiratoria.

Le fratture del femore non adeguatamente trattate possono causare gravi complicanze, specie in caso di frattura esposta: infezioni, emorragia interna, embolia, necrosi della testa femorale. Le conseguenze possono essere, talvolta, mortali per gli anziani.

Nei casi più gravi, l’intervento chirurgico è inevitabile, da eseguire entro le 24/48 ore dall’evento traumatico per scongiurare un mancato recupero funzionale o il decesso del paziente.

La terapia chirurgica più sicura, rapida, meno traumatica ed efficace è l’impianto di una protesi anca totale mini invasiva realizzata in ceramica, metallo e polietilene che va a sostituire osso e cartilagine compromessi.

Diagnosi di una frattura del femore

La fratture del collo del femore negli anziani colpiti da osteoporosi vengono risolte con la protesi anca mini invasiva totale. I pazienti lamentano dolore, perdita di mobilità, disabilità persistente, una grave sintomatologia che non risponde più a nessuna cura farmacologica o altri tipi di terapie conservative per cui la protesi anca totale rappresenta l’unica possibile soluzione.

L’esame diagnostico servirà a valutare se il paziente ha bisogno della protesi. Comprende:

  • Esame obiettivo e anamnesi;
  • Rx in proiezione antero-posteriore del bacino;
  • Risonanza Magnetica Nucleare.

Protesi anca totale mini invasiva: cos’è, vantaggi

Il chirurgo valuta la possibilità di impiantare una protesi anca totale mini invasiva considerando diversi fattori importanti che riguardano la storia clinica del paziente: età, dolori, altre patologie, livello di attività, possibili fratture.

La chirurgia mini invasiva presenta diversi vantaggi rispetto a quella tradizionale:

  • È più rapida, meno traumatica;
  • Si riducono incisione, dolore, perdite ematiche, tempi di intervento (40-60 minuti), di riabilitazione e di recupero;
  • Rischi di infezione e lussazione post-operatori;
  • Risparmio di muscoli, cartilagine, parti ossee che vengono semplicemente divaricati, non sezionati. Gran parte del collo femorale e le strutture periarticolari vengono risparmiate insieme a nervi e vari;
  • Riduzione dell’attrito tra acetabolo e testa femorale.

La protesi anca totale mini invasiva riduce o elimina il dolore, ripristina la funzionalità articolare ed il corretto movimento. Dura, in media, 20-25 anni.

Tempi di degenza, recupero e riabilitazione

Dopo l’intervento, è prevista una degenza in ospedale da 4 a 15 giorni, l’utilizzo di calze elastiche e stampelle ed un periodo di riabilitazione precoce, un programma fisioterapico specifico che ha lo scopo di ripristinare mobilità, forza e flessibilità dell’articolazione riducendo il dolore attraverso la terapia manuale, fisica ed esercizi terapeutici in acqua e in palestra. I punti di sutura vengono rimossi dopo 14 giorni.

Il paziente riprenderà le normali attività quotidiane dopo 2-4 settimane dall’operazione. La guarigione completa avviene in un periodo compreso tra i 3 e i 6 mesi dall’intervento.

Tutto questo, ovviamente, se l’intervento viene eseguito da specialisti esperti del settore.

Dopo l’intervento, il paziente dovrà sottoporsi ad un controllo ogni 2-3 anni circa.

Complicanze

Come per qualsiasi altro intervento chirurgico, possono verificarsi (raramente) complicanze:

  • Infezione della protesi;
  • Lussazione della protesi;
  • Notevoli perdite ematiche;
  • Frattura del femore;
  • Calcificazioni attorno alla protesi che portano alla limitazione della mobilità;
  • Trombosi venosa;
  • Lesioni nervose.

In particolare, per evitare la trombosi venosa, il paziente viene sottoposto ad una profilassi anti-trombo-embolica con eparina a basso peso molecolare.