Apostasia, l’Alto Comitato Religioso del Marocco contro la pena di morte

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Il Corano, testo sacro dell'Islam, la cui visione dell'apostasia è controversa, Di ~crystalina~ - Flickr, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=990313

L’Alto Comitato Religioso del Marocco, l’organo responsabile dell’emanazione delle fatwa, ha riveduto le proprie posizioni sull’apostasia (l’abbandono della propria fede). Solo nel 2013, i religiosi dichiararono legittima la pena capitale, secondo la più diffusa tradizione giurisprudenziale. Pur non vincolante, poiché il codice penale marocchino non prevede tale punizione per gli apostati, la sentenza religiosa fu rilevante. Nella costituzione del paese, benché si parli anche di libertà di culto, l’Islam è indicato come religione di Stato. E come conseguenza di ciò, diverse leggi, di fatto, rendono pressocchè impossibili le conversioni.

Tuttavia, recentemente, come riporta Morocco World News, il Comitato ha emesso un documento intitolato “La Via degli Eruditi”, con cui torna sui propri passi, prendendo le distanze dalle interpretazioni più diffuse sull’apostasia. La nuova teoria, basata su profonde ricostruzioni della storia islamica e delle tradizioni, rileva che Maometto stesso non sempre punì gli apostati. La differenza discriminante, tra pena capitale e libertà religiosa sarebbe politica. Questa idea si basa sugli insegnamenti di Sufyan al-Thawri, studioso islamico e redattore di hadith, vissuto nel 700 d.C. Anch’egli evidenziò lo scopo politico e non religioso delle uccisioni.

I religiosi hanno dichiarato: “la più accurata interpretazione e la più coerente con la pratica del profeta, la pace sia su di lui, è che l’uccisione dell’apostata si propone di punire il traditore del gruppo, colui che ne divulga i segreti“. L’apostasia sarebbe stata, dunque, punita con la morte solo nei casi ascrivibili all’odierna fattispecie di tradimento (nel diritto internazionale). L’affermazione del Profeta, per cui deve “essere ucciso chiunque cambi la sua religione“, è stata chiarita con altre sue parole. A subire il castigo sarebbe solo “colui che lascia la sua religione e abbandona il suo popolo“. Le guerre continue, avvenute durante gli anni della nascita e prima diffusione dell’Islam, rendono chiara tale posizione. Un’apostata, infatti, avrebbe potuto rivelare informazioni preziose ai nemici.

Nel loro documento, i membri dell’Alto Comitato Religioso hanno fornito anche un esempio pratico. Questo è dato dal trattato di Hudaybiyyah (628 d.C). Maometto ne osservò le disposizioni. Esso prevedeva che chiunque fosse divenuto musulmano, e avesse poi abbandonato il credo, avrebbe dovuto avere il permesso di tornare a Quraish. Infine, i religiosi hanno sottolineato come nel Corano non vi sia riferimento a punizioni in vita, per il peccato di apostasia. Bensì esse sono punite nell’aldilà.

Questa apertura in tema di apostasia, giunge dopo varie iniziative che, recentemente, stanno rendendo più moderno e sicuro il paese. Si ricordano, ad esempio, il divieto di produzione e diffusione di burqa, o anche la costruzione di diverse moschee eco-friendly.

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