Il Brasile, le fiamme dei manifestanti e i paradossi della democrazia

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Bolsonaro
Jair Bolsonaro, Presidente del Brasile. Foto Wikimedia Commons

Prima o poi sarebbe accaduto. Non bisogna stupirsi se l’8 gennaio scorso migliaia di persone hanno assaltato il palazzo del Congresso nazionale di Brasilia, assieme ad altri luoghi strategici come il Palácio do Planalto (sede della Presidenza della Repubblica) e il Tribunale supremo federale. Non è un mistero che i “bolsonaristas”, sostenitori dell’ex presidente Bolsonaro, emulino le gesta di quelli dell’ex presidente americano Trump, riscrivendo l’assalto a Capital Hill, a Washington, nel gennaio 2021.

In effetti fa paura una folla così numerosa, agguerrita e magari anche armata che avanza verso un obiettivo. Ed è inutile ribadire quanto deprecabili siano le pieghe che prendono questo tipo di ‘manifestazioni’. Ciò che però bisogna ricordare, prendendo atto della situazione disastrosa del Brasile (dalla sanità all’economia, dalla sicurezza al Mondiale perso), è che le elezioni nazionali dell’anno scorso hanno eletto vincitore, al ballottaggio, il Presidente Lula solo con il 50,9 %.

Negli anni del suo governo, il cui mandato è terminato ufficialmente il primo di quest’anno, Bolsonaro ha dato il massimo: disinformazione, frasi razziste verso gli omosessuali, i neri, controversie legate alle questioni dell’aborto, della difesa dell’ambiente e dell’immigrazione, persino alla parità tra uomo e donna, negazione del virus. È stato definito da molti un dittatore, un militare fascista, che ha riportato la nazione al medioevo istituendo un regime autoritario.

Ma allora questi 50 milioni di persone che l’hanno votato? «Terra adorada! Entre outras mil És tu, Brasil, Ó Pátria amada!» intonano accorati i manifestanti, mentre  le forze dell’ordine li dissuadono sparando proiettili di gomma, stordenti e gas lacrimogeni. Sono circa 1500 gli arresti di questo ‘tentativo di golpe’; chissà se saranno trovati i responsabili, i terroristi che hanno pianificato tutto, o se alla fine si prenderà atto del fatto che di eventi simili ne capiteranno ancora tanti; d’altronde il 49,1 % degli elettori dovrà pure sfogarsi in qualche modo?

È bizzarro dover assistere e tollerare le opinioni che provengono da sostenitori di un personaggio famoso per zittire le altrui opinioni. Ma d’altronde è anche questo il bello della democrazia: amore e paradosso.