Napoli ai piedi di Sarri. E adesso Benitez sa dove ha sbagliato

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Il tifoso, cercando di collocarsi in una categoria ben precisa, può ritenersi un passionale, viscerale, forse anche troppo. Talmente troppo, da cadere in facili malumori, così come in facili entusiasmi. Quando il presidente De Laurentiis sceglie la figura di Maurizio Sarri sulla panchina del Napoli, lo fa perchè cosciente della sua totale dedizione al lavoro, del suo mettersi a testa bassa e cercare di migliorarsi sempre di più. La stagione ad Empoli ne è l’ emblema: la squadra a tratti gioca un calcio spumeggiante e allo stesso tempo combattivo. La salvezza è puntuale e il presidente Corsi sa che dovrà far fronte ad uno spiacevolissimo addio, in quanto il suo tecnico sarà certamente ambìto. Detto fatto: il Milan prende informazioni su Sarri molto prima di tante altre squadre, ma alla fine si dirotta su Sinisa Mihajlovic. Sondaggi arrivano anche dall’ estero, ma quando un interesse forte arriva da una squadra come il Napoli, reduce da stagioni ad altissimo livello, il tempo di pensarci su non c’è, perchè è un occasione che mai nella vita va rifiutata. Il mugugno dei tifosi è da subito evidente: arriva un tecnico che non ha avuto esperienza in Europa, non si è mai misurato in piazze caldissime abituate a grossi obiettivi, non ha mai gestito campioni all’ interno della propria rosa. Sarri in meno di 6 mesi zittisce gli scettici e alimenta ancora di più la gioia di coloro che avevano scommesso anche un solo centesimo nei suoi riguardi. La società lo accontenta sul mercato ( Valdifiori e Hisaj su tutti ) e lui riesce in brevissimo tempo a trovare la quadratura del cerchio. Innanzitutto, ecco un nuovo modulo: il 4-3-3 che esalta maggiormente le caratteristiche di Jorginho e che fa rifiorire nel nuovo ruolo di mezz’ ala un Marek Hamsik reduce forse da una stagione, come quella precedente, tra le più deludenti in assoluto. Insigne e Higuain sembrano bambini che giocano tra le strade di Napoli: si divertono, sorrisi stampati sul volto, gol a raffica. La difesa passa da penetrabile a vera e propria saracinesca: sono soltanto 8 i gol subìti in 10 partite tra campionato ed Europa League. Albiol sembra aver ritrovato i vecchi fasti del primo anno in azzurro, Koulibaly offre maggiori sicurezze. Insomma, lo spogliatoio è con il tecnico e viceversa. Tuta aderente addosso, occhiali da vista e tanta voglia di fare bene. Benitez da Madrid starà certamente seguendo le vicende della sua ex squadra alla quale è rimasto molto legato e non avrà potuto fare a meno di recitare qualche piccolo mea culpa, su alcuni giocatori lasciati completamente nel dimenticatoio ( Jorginho su tutti ) e soprattutto su un modulo di gioco che non ha mai messo in discussione; nell’ ultimo anno prima del suo addio, il 4-2-3-1 a lui tanto caro gli costa una marea di gol incassati, una copertura difensiva quasi inesistente e un centrocampo muscolare con David Lopez e Gargano che non garantiscono i polmoni giusti, sia per aiutare la difesa stessa che per trovare soluzioni offensive. Oggi però è un’ altra storia, un altro Napoli. A Sarri manca un solo obiettivo ad oggi, ed è quello di scardinare le squadre cosiddette ” medio-piccole “, da sempre un problema nelle stagioni del Napoli e che a lungo andare hanno portato un deficit di punti decisivo ai fini di ambìre a grandi traguardi. E se tale obiettivo verrà raggiunto, i tifosi potranno sperare in quella parolina a loro tanto cara, per la quale non gioiscono da più di 30 anni. Magari sotto le note di ” O’ surdato nnammurato ” e di ” Napule è “.