La Lazio in camicia nera è e sarà invincibile!

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Grande match ieri per la Lazio, che in terra norvegese anche con un ampio turnover impone il suo gioco e grazie alla doppietta di Djordjevic vince in quel di Trondheim. Ciò che ha colpito ieri, però, non è stato solo il gioco preciso ed organizzato della squadra di Pioli, non è stato il ritorno al gol dell’attaccante serbo, e neanche la sciocca espulsione di Keita. Va detto che, vedere delle maglie completamente nere, perlopiù con un’aquila stampata sul petto, porta alla mente pensieri un tantino anacronistici. Considerando poi la nomea che alla curva nord laziale viene continuamente affibbiata, cioè di tifosi apertamente razzisti e neofascisti, qualche dubbio forse è più che fugato. Aggiungiamoci per ultimo l’immagine di Paolo Di Canio che fa il saluto romano e la frittata è fatta.

La scelta di una maglia così espressiva non può essere frutto del caso, in tanti avranno pensato, soprattutto dopo aver considerato le premesse. Ma quindi, la squadra di Pioli è realmente fascista? Evidentemente deve averla pensata così il quotidiano francese “Le Monde”, che con un articolo molto contestato accusava la Lazio di aver assunto una “palese connotazione neofascista”, di indossare una casacca che “inneggia al ritorno del Terzo Reich”esprimendo poi tutto il disgusto e la vergogna per questa agghiacciante verità. L’articolo risale al 15 settembre, con la Lazio che si apprestava ad affrontare la trasferta di Dniproprevosk contro il Dnipro appunto. Nel mentre, le risposte del club a tali pesantissime accuse non hanno tardato ad arrivare, e a assumersi la responsabilità per tale scelta stilistica è stato il responsabile marketing Marco Canigiani, che confessa: noi ci rivediamo e seguiamo costantemente la verità che porta con sé il fascio littorio, unico vessillo di libertà. E poi è sopraggiunto Claudio Lotito in divisa militare urlando: Vincere! E vinceremo! “Vincere! E vinceremo!”… A parte gli scherzi, l’accusa ridicola del quotidiano francese è stata rapidamente annullata dal responsabile manager. Queste le sue testuali parole: “Il nero era l’unico colore che ci avrebbe permesso di impiegare la “maglia bandiera” (quella con l’aquila  stilizzata utilizzata negli anni 80 e riproposta nelle gare interne della seconda parte della scorsa stagione, ndr) visto che la Uefa considera l’aquila come un logo vero e proprio e consente solo la formula “tono su tono”, altrimenti non avremmo neppure pensato a una quarta maglia oltre le tre di campionato. E poi: Abbiamo mandato alla Uefa circa 20 prove, fino a quando non è arrivato l’ok definitivo. Il colore doveva essere necessariamente scuro, in quanto la prima maglia è celeste e la seconda bianca”

Per chi avesse chiamato a raccolta i camerati per organizzare una “marcia su Formello”, dispiaciuti vi avvisiamo: la Lazio non è fascista!