Le bugie industriali sono una peste economica

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La Wolkswagen rischia una multa miliardaria per aver mentito sulle emissioni di CO2 prodotte da alcune autovetture a gasolio commercializzate tra il 2009 e il 2015.
La frode è stata concertata mettendo a punto un software che consentiva di ottenere i dati rispettosi dei parametri stabiliti solo durante i test, mentre nell’utilizzo su strada le emissioni arrivavano a superare anche del 40% i valori dichiarati dalla casa. Per ogni vettura coinvolta, la sanzione potrebbe raggiungere i 37.500 dollari e interessare 482.000 unità prodotte. Una multa, quindi, molto salata che, applicandola senza sconti, toccherebbe i 18 miliardi di dollari nella sola America di Obama. E gli altri Paesi non resteranno certo a guardare, quasi sicuramente lamenteranno danni ambientali causati dalla circolazione di vetture non rispettose delle norme anti-inquinamento e chiederanno dei rimborsi. Inoltre, avendo l’International Council on Clean Transportation (Icct) stimato che ogni proprietario di una vettura incriminata possa aver subito un maggior costo per consumi aggiuntivi di 450 euro, l’occasione si presenta altresì ghiotta per avviare una class action miliardaria nei confronti della casa automobilistica tedesca. Potrebbe essere un duro colpo per il gruppo di Wolfsburg, ma un’eventuale riduzione di personale conseguente alla diminuzione delle vendite, avrebbe forti ripercussioni negative anche sulla pur solida economia tedesca.
Che cosa ha spinto una prestigiosa azienda che aveva costruito la sua “mission” sull’affidabilità e sull’accuratezza costruttiva ad alterare i valori delle emissioni inquinanti di alcune sue vetture? Probabilmente quell’obiettivo prepotente, raggiunto tra l’altro nel primo semestre di quest’anno, di diventare la casa automobilistica con il maggior volume di vendite nel mondo, ha indotto l’incorruttibile rigidità germanica a mentire per attrarre nuovi clienti senza averne i meriti tecnologici. Il vantaggio competitivo si basava sull’alterazione del rapporto classe di inquinamento/consumi-prestazioni. Tecnicamente si risparmiava del gasolio da utilizzare nel catalizzatore a vantaggio di prestazioni e consumi. Un raggiro per gli acquirenti e un reato di concorrenza sleale a danno delle altre case automobilistiche che, attenendosi alla normativa, a parità di classe di inquinamento offrivano ai potenziali clienti vetture con valori inferiori nei consumi e nelle prestazioni. È difficile prevedere le conseguenze di una strategia industriale elaborata utilizzando procedure illegali e sleali, ma paradossalmente l’AD dimissionario riceverà qualche milione di euro come liquidazione per aver irrimediabilmente danneggiato l’immagine di una storica azienda, mentre degli operai, ignari e incolpevoli, rischiano il licenziamento per aver contribuito a farla diventare grande e famosa.