A Mosul si grida libertà

Grave attacco alla roccaforte dello Stato Islamico: in Iraq si combatte per la liberazione.

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Quando nasce lo Stato Islamico?
Era una sera di giugno 2014, due anni e mezzo fa, quando il califfo Abu Bakr al-Baghdadi venne proclamato califfo del sedicente “Stato Islamico dell’Iraq e del Levante“. Mai riconosciuto come Stato dalla Comunità Internazionale ed etichettato dall’ONU e da altri  Paesi come “associazione terroristica”, esso veniva descritto dai suoi militanti come “un sogno vivo nel profondo di ogni credente musulmano“. Da quella sera di giugno le truppe dell’ISIS hanno cominciato ad avanzare sempre più rapidamente. Ad agosto 2014 già tutta la Siria era sotto assedio e nel mese di settembre gravi offese vengono arrecate all’Iraq e in particolar modo alla città di Mosul: il 25 settembre viene distrutta la Moschea di Giona perchè frequentata anche da cristiani e nello stesso mese agli abitanti musulmani della città viene chiesto di abbandonare il Paese o di pagare una tassa di protezione, pena la morte.
Mentre lo Stato Islamico continuava la sua avanzata attraverso l’utilizzo di strumenti di terrore, nel Mondo qualcosa si muoveva: dall’8 agosto cominciano i primi bombardamenti americani mirati nella regione Nord dell’Iraq e i primi aiuti umanitari cominciano ad arrivare alle popolazioni in difficoltà.

Cosa significa vivere nel califfato?
Vivere sotto il controllo dell’ISIS significa vivere sotto l’imposizione di un codice comportamentale che fa capo all’ala più estremista e rigidamente tradizionale dell’Islam: la musica è vietata, in auto come alle feste,  e le fotografie sono permesse in rari casi; è vietato il consumo e la vendita di alcolici, così come sono vietati sigarette e narghilè; nei negozi sono messi al bando i manichini nudi e quelli permessi devono avere il volto coperto; ripristinato è il vecchio codice “occhio per occhio” e così ai ladri verrà amputata la mano.
Più triste è la sorte che tocca a donne e bambine: le bambine dovranno prendere marito dalla tenera età, andando in spose, già a nove anni, a combattenti nel pieno dell’adolescenza e l’unica educazione che a loro è concessa comprende essenzialmente maglia e cucito. Alle donne è vietato uscire di casa se non con il corpo completamente coperto da veli e unicamente in casi di estrema necessità o per unirsi alla jihad.

Avanzata, resistenza, ribellione: cosa sta accadendo?
Negli ultimi giorni sul fronte Medio Orientale qualcosa si sta muovendo: tra il 16 e il 17 ottobre è cominciato l’attacco per riconquistare e liberare la città di Mosul, tra le più importanti città irachene.
Tra gli eserciti impegnati nelle operazioni di riconquista si contano iracheni, peshmerga curdi (che hanno già liberato più di 10 città ad est di Mosul) , sciiti iraniani, più di 1000 iracheni addestrati in Turchia e truppe irachene anti-terrorismo addestrate negli Stati Uniti.
Gli avanzamenti dei vari gruppi di ribellione sono cauti e da un lato mirano ad evitare conflitti interni tra religioni ed etnie, e dall’altro impiegano le proprie forze nella messa in sicurezza dei territori, in modo da favorire l’eventuale evacuazione di famiglie che cercano di mettersi in salvo da quella terra che da un momento all’altro potrebbe diventare campo di battaglia.
Sul fronte tutto è pronto in attesa della lenta battaglia finale che, secondo alcune fonti francesi, non dovrebbe essere combattuta prima del prossimo mese.
Che le milizie islamiche si arrendano o che decidano di combattere, non ci resta altro che aspettare quella che potrebbe segnare la svolta (e magari la fine) di un buio periodo di terrore.