Nel giorno della memoria: Auschwitz e quell’ orrore mai dimenticato

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In data odierna ( a partire dal 2000 sul territorio italiano ), si celebra il ” Giorno della memoria “, nel ricordo del 27 Gennaio del 1945, quando Auschwitz fu liberata dalle assurdità alle quali i tedeschi avevano dato inizio. Quel cancello con la scritta all’ ingresso ” Arbeit Macht Frei “ ( Il lavoro rende liberi ), fu varcato, facendo esplodere in un solo colpo tutto l’ orrore che era stato vissuto. Auschwitz è il nome tedesco della cittadina polacca Oswiecin, all’ interno della quale vi era un campo di concentramento: camere a gas, forni crematori e campi utilizzati per il lavoro furono lo scenario di un vero e proprio massacro che riempirà sempre e per sempre le pagine di tutti i libri di storia. Solo in questa cittadina, circa un milione e mezzo di ebrei persero la vita. Gli ebrei arrivavano copiosamente tramite dei treni merci e una volta fatti scendere, venivano sottoposti ad una selezione che li avrebbe catapultati nell’ immediato all’ interno delle cosiddette ” docce ” ( per l’ appunto, le camere a gas ), dove cominciava l’ atroce sofferenza. Riferendosi a tale scenario, ricorderemo sempre questo evento come la ” Shoah “: il termine è di origine ebraica e vuol dire ” catastrofe ” e ha sostituito la parola ” Olocausto “, con la quale si andava un tempo a sottolineare lo sterminio nazista; la parola fu sostituita in quanto richiama al sacrificio biblico e quindi si rischierebbe di dare un senso ad una tragedia che in realtà, un senso non ce l’ ha. E’ il gennaio del ’42, quando la conferenza di Wansee approva il cosiddetto piano di ” soluzione finale “, che ha come conseguenza l’ espulsione del popolo ebraico dalla faccia della terra.
Oggi è il giorno della memoria: non bisogna ricordare una ad una le vittime di questo genocidio, non bisogna portare a galla milioni e milioni di anime assurdamente giustiziate; è il giorno in cui bisogna prendere coscienza e consapevolezza di quanto ” l’ uomo ” è stato capace di fare e quale continuità, purtroppo, ha potuto dare a questo squarcio sulla storia dell’ umanità negli ultimi anni.

[Gli altri prigionieri di Auschwitz]  popolano la mia memoria della loro presenza senza volto e se potessi racchiudere in un immagine tutto il male del nostro tempo, sceglierei questa immagine, che mi è familiare: un uomo scarno, dalla fronte china e dalle spalle curve, sul cui volto e nei cui occhi non si possa leggere traccia del pensiero “.  Primo Levi.