Caserta, la madre di Marco: “Mio figlio è stato ucciso volontariamente”

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Antonio Zampella, il presunto assassino
Antonio Zampella, il presunto assassino

Per Maria le cose sono andate diversamente. Per Maria suo figlio Marco non è stato ucciso per un gioco. Ancora con le lacrime agli occhi ripete ai parenti e alla polizia di non credere a nulla di quanto emerso fino ad ora dalle indagini. «Mio  figlio non partecipava ad alcun gioco. Non credo a quello che è stato dichiarato a verbale. Mio figlio è stato ammazzato volontariamente ».

Maria ripete le sue parole quasi come una cantilena davanti a tutta la famiglia riunita nella casa dove abitano a Caserta, in via Dossetti, nel rione Vanvitelli, a poche centinaia di metri da dov’è accaduta la tragedia. Con Maria c’è anche il compagno, e alcuni parenti. Vincenzo, l’altro figlio e testimone dell’omicidio sta riposando.  Per i carabinieri si è trattato di un gioco finito male. Vincenzo, Marco erano a casa di Andrea Zampella, il presunto assassino. Stavano chiacchierando tranquillamente, trascorrevano un pomeriggio come un altro, quando improvvisamente Andrea tira fuori una pistola, una delle sue ultime conquiste. Hanno iniziato a giocare imitando i killer della camorra: Andrea punta la pistola contro Marco e preme il grilletto.

Andrea ha raccontato alla polizia di non voler uccidere Marco, di non sapere che la pistola fosse carica. Ma per Maria queste sono solo bugie. «È stato Vincenzo ad avvertirmi – racconta Maria – erano da poco passate le 15,30. Dieci minuti prima Vincenzo era passato a lasciare il cane. Mi aveva detto che lui e Marco erano insieme. Poi la telefonata: “Mamma corri, Marco è morto, corri, fai presto”. Non riusciva a parlare, piangeva solamente e biascicava parole incomprensibili. “Ma che dici? Come? Marco è morto? Ma dove sei?”. “Sono da Umberto”. Pensavo a un incidente con la macchina. E allora sono corsa. Sono salita sopra e ho trovato mio figlio disteso su una poltrona su di un lato. La poltrona era diventata rossa del sangue del mio ragazzo. Aveva una maglia sulla testa e un foro di proiettile in fronte. Per terra il sangue aveva formato già una chiazza molto larga, tanto che ho dovuto fare il giro per arrivare alla poltrona. “Marco, che è successo?” Gli ho tolto la maglia dalla faccia ma lui non ha risposto. Penso che sia morto quasi all’istante. E’ arrivato il 118, hanno fatto delle manovre, forse c’era ancora un po’ di battito, hanno fatto un massaggio per più di 15 minuti, ma non c’è stato nulla da fare. Poi sono arrivati i carabinieri. E’ una follia, una follia – continua a ripetere Maria. – Ma voglio giustizia. Ci costituiremo parte civile al processo. Lo devo a mio figlio che era un bravo ragazzo ».