Caso Fortuna: le figlie di Marianna confermano gli abusi e l’omicidio

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Mercoledì: Laura, 6 anni. Giovedì: Anna, 11 anni, e Franca, 4 e mezzo. In questi due giorni sono state ascoltate al Tribunale di Napoli Nord le tre bambine di Raimondo Caputo. Il patrigno accusato di violenze sessuali e dell’omicidio di Fortuna Loffredo. Coinvolto, forse, anche nella morte di Antonio Giglio, un altro componente di  quella famiglia che sembra essere diventata protagonista di un film dell’orrore. La madre, Marianna Fabozzi, è detenuta anche lei nel carcere di Pozzuoli, accusata di aver coperto i misfatti del compagno . Guarda le sue bambine attraverso un vetro, mentre raccontano al gip quello che succedeva in quella palazzina di Caivano.

Anna parla con voce ferma. Racconta degli abusi, del mondo in cui Raimondo si avvicinava e della madre che faceva finta di non vedere. Poi quella dichiarazione: «Io stavo sul pianerottolo, e li ho visti sul terrazzo. Lui stava addosso a Chicca. Lei dava calci, poi lui l’ha presa in braccio». La prova è schiacciante. Raimondo ha ucciso Fortuna dopo aver abusato più volte di lei e delle sue bambine. Anna, però, ci tiene a specificare che sua mamma non era lì con lei al momento del delitto. Dopo, però, sapeva tutto. E così sottovoce le si avvicina e le dice: «Questo è il nostro segreto.» Altra prova schiacciante. Poi è il turno di Franca. Anche lei parla con sicurezza.  Conferma quanto detto dalla sorella: ricorda che Raimondo «faceva cose brutte». Sia con loro che con Fortuna.

Intanto, dietro al vetro, agli psicologi e agli avvocati che assistono all’incidente probatorio, c’è Marianna, la madre delle piccole. Le guarda, incrocia il loro sguardo dopo mesi di lontananza. Ma il dolore è troppo forte, soprattutto per quello che ha sentito raccontare. Torna in carcere, entra nella sua cella. Prende due lenzuola e prova a impiccarsi. Le compagne la salvano da una morte troppo facile. Dopo i controlli medici, la Fabozzi viene trasferita in una cella singola, in osservazione.

Ma un gesto improvviso riporta, almeno per un momento, il sorriso. Anna si avvicina al gip Alessandro Buccino Grimaldi e gli regala un disegno. Duce cuori, tre fiori. E una scritta: «Tu sei bravissimo, ti voglio bene». Il giudice sorride, commosso.