Coronavirus, le regioni pronte a diventare tutte gialle: rischio terza ondata a gennaio

Il governo si prepara a rendere tutta il paese in zona gialla, tuttavia, è prevista una terza ondata a gennaio

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Statistiche Coronavirus. Foto di Google contrassegnata per essere riutilizzata.

La curva epidemiologica del virus continua a scendere in quasi tutte le regioni italiane e, per questo motivo, il governo è pronto a trasformare tutte le regioni in zone gialle in vista delle vacanze natalizie. Tuttavia, si rischia una forte terza ondata, come avvertono gli esperti.

DATI DELLA FONDAZIONE GIMBE – I dati del monitoraggio settimanale della fondazione Gimbe, che si occupa di ricerca in ambito sanitario, monitora la situazione epidemiologica nel nostro Paese. I ricercatori, però, hanno sottolineato come la frenata dei nuovi casi sia il frutto di una “netta e ingiustificata” riduzione dei tamponi.

I numeri ci dicono che la situazione, seppur in miglioramento, non sono attendibili e che in Italia rimane critica. Rispetto alla settimana precedente, nel periodo tra il 2 e l’8 dicembre si sono registrati 135 mila contagi e 4.870 decessi, numeri non proprio bassi.

“I lunghi mesi invernali, l’imprevedibile impatto dell’influenza stagionale, l’imminente passaggio al giallo dell’intero Paese e il legittimo entusiasmo per il vaccino in arrivo sono gli elementi della tempesta perfetta che può innescare la terza ondata” fa sapere la fondazione Gimbe.

“Anche questa settimana si confermano evidenti segnali di rallentamento del contagio quali la riduzione dell’incremento percentuale dei casi totali (8,4% vs 11,4% a livello nazionale, registrata anche in tutte le Regioni) e del numero dei nuovi casi settimanali, ma l’effetto non è dovuto solo alle misure introdotte”, commenta il presidente della fondazione, Nino Cartabellotta. “Da questi numeri emergono tre ragionevoli certezze: innanzitutto che le misure introdotte hanno frenato il contagio; in secondo luogo che l’effetto delle misure sull’incremento dei nuovi casi è sovrastimato da una consistente riduzione dell’attività di testing; infine che, a invarianza di misure restrittive, la discesa della curva sarà molto lenta, certo non paragonabile a quella della prima ondata” spiega ancora Cartabellotta.