Dilma, il PT, l’impeachment e la fine del socialismo Brasiliano

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E’ iniziato da tempo in Brasile la caduta libera del Partido dos Trabalhadores, una caduta che non sembra poter essere attutita in alcun modo. L’esperimento iniziato nel lontano 2002 con la vittoria elettorale del suo fondatore Luis Inacio Lula Da Silva sembra essere giunto al suo capolinea definitivo, nonostante questo sia stato più volte rimandato. Descrivere solo la parabola discendente di questo movimento filo-sindacale sarebbe ingiusto, dopo tutto tale vittoria partiva dalla resistenza armata alla dittatura militare instauratasi nel 1964, ed è ad oggi la vittoria democratica più importante di un movimento Socialista in America latina. In ambito nazionale specie durante il suo primo mandato Lula ha riportato in Brasile una politica di redistribuzione della ricchezza ed un importante rilancio nella direzione dei servizi pubblici essenziali come la sanità e l’istruzione. Da un punto di vista internazionale spicca lo spirito volto allo sviluppo dei rapporti tra i paesi latini, proponendo in diversi contesti vicini una valida alternativa allo strapotere economico Nord-Americano. Nel 2010 subentra alla guida del partito Dilma Rousseff, ex guerrigliera ed amica intima di Lula, che tra insicurezze sul programma elettorale e multe per propaganda illegale vince le elezioni con un discreto margine. Nel suo primo mandato Dilma continua anche se in modo più blando il programma di governo del suo predecessore, dal 2010 al 2014 il Brasile vive da una parte il sogno sempre coltivato di ergersi a potenza economica mondiale e dall’altro osserva la crescita incessante del suo debito pubblico. Nel 2014 in concomitanza con i mondiali disputati in Brasile cominciano i primi scandali dovuti al cattivo uso del denaro pubblico investito in opere inutili, come nuovi stadi o infrastrutture che finiranno presto in decadenza. Nonostante le polemiche ed i vari processi intentati contro i suoi accoliti, Dilma vince il suo secondo scontro elettorale , ma il suo distacco nei gradimenti si riduce a soli 2 punti %, da li in poi in pratica smette di governare. Uno scandalo dietro l’altro, il suo partito viene decimato ed a vario titolo inquisito , tra una difficoltà e l’altra il governo vivacchia un altro anno, poi tocca direttamente a Lula essere indagato. Lo scandalo Lava Jato smaschera un malcostume diffuso in cui l’ex presidente Brasiliano recita un ruolo fondamentale, il lavoro della magistratura colpisce tutti i partiti politici, risultando secondo i giudici incaricati delle indagini il più grande caso di corruzione della storia Brasiliana. Lula sembra essere ad un passo dall’arresto cosi Dilma offrendogli il ruolo da ministro e la relativa immunità firma la sua probabile ultima pagina di governo. Quando le registrazioni delle sue intenzioni di eludere la legge vengono rese pubbliche , l’impeachment è inevitabile. Il 17 Aprile scorso la camera dei deputati ha approvato la mozione delle opposizioni ed ora la palla passa al senato dove l’esito sembra scontato. La posizione del governo in merito allo scandalo è parsa chiara fin dal principio , secondo Dilma si tratterebbe di un vero e proprio Golpe giudiziario , fomentato da una destra di natura filo militare e da un accondiscendenza dei media Americani, quest’ultimi da sempre scettici sulle politiche progressiste. L’ unica certezze al momento è: L’avanzare della destra civica e partitica , che ha governato in Brasile per oltre 50 anni, questa deriva elettorale, unita al rinascere di altre esperienze similari (Argentina in primis) potrebbe riportare la situazione politica Sud-Americana indietro di almeno 20 anni.