Il Cdm approva i decreti: le “unioni civili” ora sono legge

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Si è concluso questo pomeriggio il lungo percorso che ha portato all’approvazione del decreto sulle unioni civili da parte del Consiglio dei Ministri: il decreto più discusso del 2016 è ora legge.

Oggi si è concluso definitivamente il percorso di attuazione della legge sulle Unioni civili. Il Consiglio dei ministri ha infatti approvato, in esame definitivo, i tre decreti legislativi che adeguano le norme dell’ordinamento dello stato civile in materia di iscrizioni, trascrizioni e annotazioni; le disposizioni di modifica e riordino delle norme di diritto internazionale privato in materia di unioni civili tra persone dello stesso sesso e quelle di coordinamento in materia penale“, scrive in un post su Facebook Andrea Orlando, ministro della Giustizia.

Il post sulla bacheca del ministro Orlandi.
Il post sulla bacheca del ministro Orlandi.

La legg, è stata poi spiegata dalla senatrice PD e madre del decreto Monica Cirinnà: “Con l’approvazione dei decreti attuativi sulle unioni civili si completa il percorso normativo e ordinamentale della legge. Vengono così chiariti tutti i punti critici che sono emersi in fase di attuazione fissando principi e pratiche inderogabili, rispondendo, tra l’altro, pienamente alla disciplina prevista dalla legge UE in base alla sentenza della Corte dei diritti dell’uomo del 21 luglio 2015“, dichiara la senatrice, che aggiunge “I decreti chiariscono infatti che, come per il matrimonio anche l’unione civile può essere celebrata in pericolo di vita in nave o in aereo. Si afferma poi che il matrimonio contratto all’estero da persone dello stesso sesso produce in Italia gli effetti dell’unione civile. E che questo vale solo per i cittadini italiani mentre per lo straniero continua a valere la legge del suo Stato, in ossequio ai principi del diritto internazionale privato“.

http://www.youtube.com/watch?v=-5IhoeKcNY8

Sono questi, dunque, i punti chiariti dal Cdm con l’aggiunta di uno secondo il quale “Sarà sufficiente il certificato di stato libero, al posto del nulla osta del Paese di origine, per gli stranieri provenienti da Stati nei quali l’orientamento sessuale sia causa di discriminazione e nei quali l’omosessualità è penalmente sanzionata“.