La corsa alla sinestesia: poesia o bruttura?

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Ci siamo accorti di un problema nel momento in cui le converse sono diventate misteriosamente scarpe col tacco e i frappè tanto fusion da somigliare ad animali mitologici. Il sushi a forma di pizza, gli hamburger di vegetali, sono solo alcuni dei paradossi della modernità. La questione è semplice: vogliamo tutto subito e insieme. Un comune frappè non è degno d’attenzione, deve essere combinato e stravolto. Come ci rapportiamo a cianfrusaglie e cibarie così vogliamo essere stimolati dalla vita. I corsi di kayak non valgono se ti insegnano il kayak, ma solo se fatti al tramonto con il vino, un orchestra e un addio al celibato. Affrontare le cose una per volta è ormai demodé. La società è diventata un costante elogio alla sinestesia.

 

Figura retorica da sempre amata, rappresenta una visione del mondo in cui i sensi vanno stimolati tutti e cinque insieme. Le motivazioni, in questo ambito, sono di fondamentale importanza e creano una separazione netta tra due categorie di persone. La prima accoglie chi, a metà tra Netflix and chill e la filosofia new age, decide di voler provare emozioni più vivide e potenti. La seconda categoria comprende i pragmatici, che semplicemente non hanno tempo per separare le attività e non vogliono rinunciare a nulla. Davvero abbiamo bisogno di collezionare emozioni come gli accumulatori seriali?

 

Inizialmente sostituire l’innovazione con la fusione può sembrare un’idea geniale, accompagnata da un consistente risparmio energetico. Riflettendoci meglio, nella mitologia classica quando due specie differenti procreavano davano vita molto più spesso a mostruosità che non a miracoli. Nella frenetica corsa alla vita sinestetica ci stiamo perdendo i dettagli per la strada. I libri, le passioni, le persone che ci provocano euforia da soli, senza l’aiuto di droghe leggere o pesanti, sono queste le attività che meritano attenzione. L’idea di avere, però, un unico interesse è altrettanto meschina. Coltivare ambizioni differenti è sano solo se fatto con cautela. Nessuno si affiderebbe ad un avvocato che, esaltato dai gialli di Grisham, scrive romanzi invece che arringhe. La virtù, come sempre, si trova nel mezzo. Siamo, indubbiamente, autorizzati ad essere e ad amare cose diverse, ma forse una alla volta.