Le incredibili parole di De Sanctis e la rieducazione dei tifosi

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Prosegue il programma di rieducazione in atto contro i tifosi della Roma. Sì, contro, perché loro ne sono vittime, non consenzienti. Morgan De Sanctis, ai microfoni di Mediaset Premium dopo la vittoria per 5 a 1 contro il Carpi e dopo aver parato un rigore dichiara: “E’ stata una settimana durante la quale non sono stato messo nelle condizioni ideali per fare quello che di solito faccio, vale a dire allenarmi e parare, però il calcio è così e soprattutto in posti come Roma e Napoli dove ormai gioco da 7-8 anni, bisogna accettare che i tifosi vogliono tantissimo e fanno bene a pretendere tanto, ma devono capire che soltanto attraverso l’equilibrio nei giudizi e nella passione può migliorare questo ambiente, che non è mai stato vincente e che stiamo cercando di trasformarlo in vincente. Noi giocatori e la società lo stiamo facendo, la gente deve capire che i nostri sforzi devono essere accompagnati dal loro entusiasmo” [Fonte: calciomercatonews.com]

Troppo facile. Davvero, troppo facile prendersela con i tifosi. Vessati dalla società (il presidente Pallotta li ha definiti ‘stronzi’ e ‘fottuti bastardi’), dalle forze dell’ordine (ingabbiati in curva), dai media (additati come tifoseria violenta) e dalla squadra (le parole di De Sanctis così come i gesti polemici dello scorso anno di Pjanic). Dalla squadra, oltretutto, sono stati traditi e mazziati, perché a fronte di determinate dichiarazioni ci sono state prestazioni ridicole e una stagione, quella scorsa, fallimentare. Andrebbe ricordato al sig. De Sanctis che lo scorso anno, quando lui e compagni (con la mentalità vincente a suo dire) hanno preso sette (7) gol dal Bayern Monaco, i tifosi (quelli che devono cambiare mentalità) hanno applaudito e hanno continuato a farlo anche dopo quando la squadra ha buttato l’ennesima stagione alle ortiche dopo quella batosta (quello era equilibrio nei giudizi?).

Tifosi che in questa gestione a stelle e a strisce (con la mentalità vincente secondo lo slogan di De Sanctis) hanno dovuto subire l’umiliazione della finale persa in Coppa Italia e una serie di coiti interrotti di entusiasmi e promesse tradite. È troppo facile per De Sanctis e società (con il megafono dei media) lamentare le critiche dei tifosi. Essi sono le uniche vittime. I carnefici fanno i turni: stampa, società e squadra. Andrebbe almeno mantenuto il buon senso ed evitate certe uscite ridicole. De Sanctis e soci lo stipendio lo hanno preso anche quando non hanno fatto quello che dovevano fare (per parafrasare le parole del portiere giallorosso); può sembrare demagogia, ma è molto meglio dell’ipocrisia dei giocatori e del servilismo di quei giornalisti che continuano a difendere una società che non ha vinto nulla, ma ha solo portato il ridicolo a Roma.

Chi prima di loro, avendo anche la stampa contro, uno scudetto lo ha portato. Per non parlare di altri trofei. Forse i calciatori, e i dirigenti, dovrebbero parlare solo quando avranno dalla loro i risultati e smetterla di frignare contro una tifoseria additata come un problema, quando ha dimostrato sempre e ovunque di difendere ed esaltare anche giocatori non all’altezza di calcare un campo di Serie A.

Società e calciatori dovrebbero ascoltare prima di parlare. Ma a Roma si sta perpetrando una rieducazione dei tifosi in spettatori. E agli spettatori si chiede solo di applaudire. Società, dipendenti (calciatori) e informazione stanno instaurando un regime.

Il tifo a Roma è morto o è uscito dagli stadi.

È un processo per troppi aspetti irreversibile. La passione non vince contro il potere, il denaro e l’ipocrisia; ma la dignità dei tifosi che non si lasceranno rieducare, potrà mantenersi intatta. E vincitrice.