Ombre sulle mascherine distribuite dalla Regione Campania, l’inchiesta di Fanpage fa tremare De Luca?

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Foto Pixabay

Mascherina non a norma e talvolta addirittura pericolose per la salute pubblica. Questo è quanto emerge da una inchiesta condotta da “Fanpage” sui dispositivi di protezione individuale distribuiti alle famiglie campane in questi giorni dalla Regione. Un affare da quasi tre milioni di euro per una gara che ha visto diverse aziende vincere la commessa nonostante la più totale inadeguatezza negli approvvigionamenti e nel confezionamento.

Il Governatore De Luca, solo qualche giorno fa, annunciava fiero la distribuzione di quasi tre milioni di mascherine per i cittadini campani che avrebbero aiutato le famiglie nel ritorno ad una quanto mai auspicata normalità. Un bando che ha visto l’iscrizione di centinaia di aziende del territorio e che ha visto fare la parte del leone a tre ditte dell’area del napoletano. Peccato che di tutte e tre nessuna sia propriamente legata alla produzione di materiale sanitario e DPI. Per il video del servizio fai click qui!

L’inchiesta di Fanpage ha messo in luce tutte le lacune (e le ombre) di un sistema che immaginando profitti strepitosi ha di fatto “riconvertito” maglierie e ditte di tendaggi per la casa in laboratori di produzione di mascherine. Riconversione che, a quanto pare, avrebbe riguardato anche negozi di ricambi per auto. Ma c’è di più perché, alla prova dei fatti, le mascherine consegnate ai campani si sono dimostrate tutt’altro che sicure, assolutamente non idrorepellenti e nemmeno minimamente filtranti. Un danno enorme per cittadini e sanità che vedono spacciarsi per dispositivi sicuri prodotti che non fermano certo il contagio da Covid-19.

Raggiunti dai microfoni di Fanpage, le aziende hanno tutte candidamente ammesso che nessuna di loro produce materialmente i dispositivi nei propri laboratori. Il materiale (il più delle volte nemmeno TNT ma mero cotone) viene acquistato e fatto arrivare in laboratori esterni. Una volta finita la lavorazione, le mascherine tornano in azienda per il confezionamento e la vendita. Nessun controllo sulla merce e neppure sulla relativa protezione da agenti infettanti.

Sulla questione saranno presto chiamati a riferire gli organi governativi della Regione che potrebbe avere molto da spiegare in merito. Al di là sui dubbi sull’assegnazione della commessa ad aziende che nulla hanno a che fare con la produzione di dispositivi sanitari, gli uffici di controllo dovranno fare pubblicamente rapporto sulla effettiva utilità di tali oggetti.