Piombino, l’infermiera “killer” si difende dal carcere sostenendo di non essere colpevole

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Piombino l’infermiera Fausta Bonino indagata per aver provocato la morte di 13 persone. “Avevano bisogno di un capro espiatorio, un colpevole”, è questo quanto afferma l’infermiera, definita da tutti “killer”, dal carcere. La svolta è avvenuta in seguito alla la denuncia del figlio di una delle vittime. Due settimane dopo la morte della madre, avvenuta nel 2015, l’uomo ha presentato un reclamo nel quale descriveva di “aver assistito, intorno alle 19.10 del giorno del decesso, alla iniezione nel braccio della madre di un liquido trasparente da parte di un’infermiera” che “lui stesso,scrivono gli inquirenti , in sede di riconoscimento fotografico individuerà nella Bonino”. Nel fare l’iniezione alla donna, “l’infermiera aggiungeva testualmente: ‘Almeno così dorme'”, prima di allontanare l’uomo dalla stanza. Poco più di un’ora dopo morirà. Era ben voluta da tutti, nessuno si aspettava proprio da lei una cosa del genere.  Il primario del reparto, Michele Casalis, inizia a singhiozzare, si toglie gli occhiali, tira su con il naso. Poi la descrive così.
«È l’infermiera che qualunque paziente vorrebbe avere. Diligente, premurosa, esperta. Mai saputo che bevesse. Mai saputo della sua depressione. Quasi mai assente, capace anzi di arrivare anche con un’ora di anticipo. La migliore infermiera del mio reparto? Ho diciotto infermieri e dieci medici. Ma lei, sì, posso dirlo: è un’infermiera speciale»