Zika, in Colombia contagiate 5mila donne incinte

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Impressionante il numero delle persone colpite dal virus Zika in Colombia: oltre 31mila casi, di cui 5mila sono gestanti.

In Brasile scende in campo l’esercito per combattere il virus, oltre 220mila soldati sono stati chiamati per mettere in guardia la popolazione contro i rischi del virus. In Brasile fino ad oggi sono stati confermati 462 casi e le autorità ne stanno investigando altri 3.852. La Presidente Dilma Rousseff continua la sua campagna assicurando che “Zika non comprometterà lo svolgimento delle Olimpiadi di Rio”, inoltre assicura che nel giro di alcune settimane si farà chiarezza sul legame tra l’infezione contratta in gravidanza e la microcefalia nei bambini (in quanto c’è stato un forte aumento delle nascite di bebé affetti da microcefalia), ma si dovrà attendere almeno 18 mesi per le sperimentazioni su larga scala di possibili vaccini contro il virus.

Qualche settimana fa, il presidente colombiano Jose Manuel Santos parlava di 3.177 casi di donne in gravidanza contagiate dal virus, per un totale complessivo di 25.600 colombiani colpiti; ma il bollettino epidemiologico aggiornato alla settimana che va dal 31 gennaio al 6 febbraio, evidenzia che sono 5.013 i casi di donne incinte colpite dal virus Zika dall’inizio dell’epidemia, di questi però 633 sono classificati come <<solo sospetti>>. Il totale complessivo di casi nel paese ammonta invece a 31.555 e di questi 25.950 confermati da cliniche, 1.504 da laboratorio e 4.101 sospetti.

Molti paesi chiedono alle donne di posticipare la gravidanza. E in alcune nazioni si riapre il dibattito sull’aborto. Dato l’aumento dei casi di microcefalia fetale, le autorità sanitarie di alcuni dei paesi più colpiti hanno invitato le donne a rimandare i progetti di maternità fino a quando le acque non si saranno calmate. La Colombia ha chiesto di non rimanere incinte per sei-otto mesi. Le aree del Sud America più interessate dall’infezione sono anche quelle in cui la legislazione sull’aborto è più rigida. Secondo stime riportate dal Guardian, ancora oggi il 95% degli aborti praticati in America Latina non avviene in condizioni di sicurezza, e le interruzioni di gravidanza clandestine sono la principale causa di mortalità materna. Inoltre in queste zone l’accesso agli esami prenatali è ridotto e spesso, dopo la nascita di un figlio con microcefalia, le madri vengono abbandonate dal compagno.