Siria: Putin annuncia il ritiro del contingente russo

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Soldato russo nella base di Hemeimeem, in Siria, La Stampa, AP

Nel giorno che segna l’inizio del sesto anno di guerra civile in Siria, una guerra iniziata nel lontano 15 Marzo 2011, Putin annuncia il ritiro del contingente russo.
La decisione, non discussa con i paesi Partner, è stata presa in concomitanza con l’inizio dei negoziati di pace a Ginevra; nella speranza, anche, di facilitarli, creando un clima di distensione tra gli attori politici regionali e internazionali coinvolti.
La forza militare di Mosca è impegnata, nello scenario medio-orientale, dalla fine di Settembre 2015. Ed ha fornito, all’esercito siriano e a Bashar al-Assad, supporto militare e tecnico, addestrando le truppe governative e bombardando ripetutamente le postazioni ribelli e dello Stato Islamico.
Nei prossimi giorni, i primi contingenti a partire saranno i Tupolev Tu-154 e i bombardieri Su-34 (lo schieramento russo comprende anche carri armati T-90, 20 elicotteri e 6 navi da combattimento).
Il Cremlino ha comunque rassicurato l’alleato siriano circa la permanenza di forze russe, sufficienti a salvaguardare il rispetto della tregua in atto (l’Isis, però, è escluso dal cessate il fuoco).
La base navale di Tartous e quella aerea di Hemeimeem, nella provincia di Latakia, non verranno abbandonate. Così come il supporto militare e tecnico, laddove ve ne sarà bisogno, non cesserà.
Per i leader dei due paesi, Vladimir Putin e Bashar al-Assad, l’intervento di Mosca “ha ribaltato la situazione” in campo, permettendo di affrontare con maggiore efficacia i terroristi.
A tal proposito, si è espresso anche il ministro della Difesa russo, Serghiei Shoigu, che ha dicharato:”In generale, con il sostegno della nostra aviazione, le truppe siriane hanno liberato 400 aree abitate e 10.000 chilometri quadrati di territorio“.
Dopo più di cinque mesi di martellanti bombardamenti, il Cremlino allenta la presa sulla Siria e lascia all’esercito di Damasco la responsabilità di affrontare la minaccia jihadista, in una guerra che, dal 2011 al 2016, ha devastato due Paesi (Iraq e Siria), provocando oltre 270.000 morti. 

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