Il Collana rimane chiuso. Il declino dello stadio vomerese

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Lo Stadio Collana abbandonato (Repubblica)
Lo Stadio Collana abbandonato (Repubblica)

Le porte del Collana rimangono ancora chiuse. Le incomprensioni tra Comune e Ati Collana non permettono agli atleti di allenarsi nella loro casa. Da oggi più di ottomila sportivi, tra ginnaste, calciatori e nuotatori, sono orfani.

Da una parte c’è il Comune e dall’altra l’Ati Collana, un’associazione che riunisce alcune società sportiva. Dal 30 giugno lo stadio Collana è passato dalle mani della Regione a quelle del Comune. A gestire la ristrutturazione del sito dovrebbe essere l’Ati Collana, che ha vinto un bando per la gestione dei prossimi 16 anni. Il progetto è già pronto, la cifra è di 6 milioni. Ma le procedure sono ferme al punto di partenza, perché il sindaco De Magistris ha ordinato di non consegnare le chiavi alla Regione e di tenere chiusa la struttura.

Il Comune, allora, occupa l’edificio e decide di non lasciare la struttura. A spiegare la posizione di palazzo San Giacomo è  l’assessore comunale allo Sport Ciro Borriello: «Se il Collana dovesse rientrare tra gli impianti interessati dalle Universiadi 2019, e dunque essere rimesso a nuovo con soldi pubblici, non potremo farlo gestire ai privati». In ogni caso, assicura Borriello, «la prossima settimana riapriamo la struttura a prescindere». Una frase che, visti i tempi e le condizioni della struttura, somiglia più ad una bugia che ad una promessa.

Dall’altra parte, invece, c’è chi pensa agli atleti: «Si profila –  spiega Sandro Cuomo dell’ Ati Collana – uno scenario preoccupante perché il Comune non molla, pur essendo occupante abusivo dell’impianto. Il danno per noi sarà ciclopico, rischiamo di rinunciare alla stagione post olimpica che è quella nella quale aumentano le iscrizioni. Peccato che poi proprio il sindaco sia il primo a fregiarsi dei successi dei nostri ai Giochi». Cuomo auspica un atto di forza della Regione: «E’ assurdo tenere chiuso un polmone sportivo della città, con le Universiadi alle porte registriamo il primo grande fallimento. Chiamare in causa la forza pubblica? Ci sarebbero tutti gli elementi per farlo».

Intanto atleti e atlete sono costretti ad allenarsi lontano dalla loro struttura. Le ginnaste hanno iniziato la preparazione alla Floridiana, gli schermidori chiedono ospitalità a scuole e società del territorio, le calciatrici sono scese in campo al Denza di Posillipo. Degli sfollati che da anni combattono insieme ai loro club per tenere in vita lo stadio. I vari club, infatti, dovrebbero pagare solo un canone di locazione annuale al Comune, che in cambio dovrebbe garantire pulizia, manutenzione e sorveglianza. Ma, in realtà, sono gli stessi gruppi sportivi a rendere la palestra utilizzabile: trecentomila euro in 4 anni per campi, spogliatoi, illuminazione, sediolini, bagni e messa in sicurezza. «Gli ultimi interventi li abbiamo fatti noi – spiega Lello Carlino, sponsor con Carpisa Yamamay della squadra di calcio femminile – anche se non era di nostra competenza. E oggi il Comune ci impedisce di realizzare quei lavori che darebbero agli sportivi un impianto funzionale».