giovedì, Giugno 20, 2024
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Coronavirus, rilasciata la app “Immuni” per monitorare ed evitare i contagi

Un’app ci salverà. Al di là della battuta sembra proprio che dalla tecnologia riusciremo a ricavare un ulteriore strumento utile per difenderci dal contagio da coronavirus. Un aiuto che troveremo sui nostri telefoni e ci garantirà un po’ di più contro la minaccia rappresentata dal Covid-19. Il servizio che sarà rilasciato a breve dallo studio web Bending Spoons in collaborazione con il centro medico Sant’Agostino di Bologna permetterà di tracciare un nostro profilo geolocalizzandolo e mettendolo in relazione con tutti quelli che attiveranno la stessa app sul loro device.

La app è un tassello importante ma da sola non basta. Ne servono altri due: i test estensivi e la gestione territoriale sanitaria, che prenda in carico le persone senza ospedalizzarle. Gli ospedali e la terapia intensiva devono essere l’ultima ratio“, spiega cosi Luca Foresti, Ceo della clinica felsinea. Nella giornata di ieri la società di sviluppatori di contenuti multimediali ha firmato il contratto con cui concede gratuitamente il proprio codice allo Stato dando il via alla pubblica fruizione del suo software.

L’app non richiede l’inserimento di dati sensibili come nome, cognome o numeri di telefono ma si limita a tracciare i percorsi effettuati tramite geolocalizzazione. Il suo funzionamento viene ben spiegato proprio da Foresti che annuncia: “Immuni può usare due strumenti: uno è il low energy bluetooth, che permette di rilevare le persone nelle vicinanze (e che hanno a loro volta la app). Poi c’e il Gps, che invece consente di georeferenziare il telefono, cioè di vedere i suoi spostamenti nello spazio: il governo deve decidere se usare anche questo ma entrambi raccolgono dati in modo anonimo”. 

Toccherà poi al Governo il compito do gestire i dati raccolti e usarli per capire le abitudini dei cittadini. Anche a questo proposito Foresti spiega: “I dati possono essere conservati sul telefono oppure su server che sceglieranno le istituzioni. Si possono far arrivare ai medici, aiutati da un call center professionale che come in Corea del Sud chiami le persone che devono mettersi in quarantena o fare il tampone. Oppure ai sindaci, alle Regioni, fino alle istituzioni centrali: la task force di Vittorio Colao, l’Istituto superiore di sanità, il ministero della Salute… I soggetti possibili sono molti, ma non sta a noi sceglierli“.

A fare da censore all’iniziativa tech ci pensa Antonello Soro, presidente dell’Authority per la protezione dei dati personali che ricorda che in materia di informazioni sensibili l’unica norma vigente è quella dettata dall’Europa che non ammette la geolocalizzazione ma da il via libera all’uso di bluetooth, anonimato e volontarietà. Inoltre spiega che il sistema sarà utile soltanto quando almeno il 60% della popolazione lo avrà in pianta stabile sul proprio terminale.

In altre Regioni in questi giorni si era spinto affinchè la popolazione scaricasse e usasse altre app per la gestione dell’emergenza da parte della Protezione Civile. In Lombardia , ad esempio le istituzioni hanno spinto affinchè la cittadinanza utilizzasse l’app “AllertaLom“. L’iniziativa di estendere un servizio simile a tutto il territorio nazionale potrebbe essere vista come ridondante e quindi trascurata dagli utenti. La sfida è proprio nel far capire l’utilità del nuovo programma e nel farlo scaricare al maggior numero di persone.

 
 
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