Festeggiamenti Inter: è guerra tra leghisti e Sala, ma la Sardone era in piazza coi tifosi

"Ero lì per caso", si è discolpata la consigliere. Ma la mascherina nerazzurra non sembra lasciar spazio all'immaginazione

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Fonte foto: Wikipedia / Ansa

A seguito della vittoria matematica dell’Inter come Campione d’Italia 2020/2021 hanno fatto il giro del mondo le immagini dei tifosi nerazzurri in Duomo a Milano, e nei punti nevralgici della città, per festeggiare il tanto atteso traguardo.

Ebbene da quel momento centinaia sono state le critiche nei confronti di Giuseppe Sala, primo cittadino milanese, anche e soprattutto da parte dei leghisti, Salvini su tutti, che si sarebbero aspettati ed esigevano un comportamento diverso da parte dell’autorità politica.

“La situazione era certamente prevedibile ma non è pensabile che si potesse evitare che i tifosi scendessero in piazza. Sarebbe stato così in qualunque città italiana, in cui la propria squadra avesse vinto lo scudetto. Con prefetto e questore abbiamo valutato come contenere i tifosi, in particolare abbiamo per tempo analizzato la possibilità di chiudere piazza Duomo ma i rischi superavano i benefici, perché i tifosi si sarebbero riversati in spazi più piccoli e con meno vie di fuga”, sono state queste le parole del sindaco postate su Facebook.

«Sala non poteva far entrare 20.000 tifosi in uno stadio che ne contiene 80.000, invece di tacere e scappare? Milano ha ancora un sindaco?», aveva invece affermato precedentemente Salvini tramite un tweet.

Tuttavia, le polemiche non finiscono qui: a pochi giorni dal giorno fatidico della vittoria è spuntata sui social network la foto della consigliera leghista Silvia Sardone: “Ero lì per caso, uscivo dalla Rinascente dopo aver comprato un vestito”, si è discolpata, ma la mascherina interista non sembra lasciar spazio all’immaginazione.

Da lì vari sono stati i commenti di critica nei confronti della Sardone da parte di politici, tifosi, personaggi pubblici ma anche amici e conoscenti: «Dov’è finita la coerenza?», «Stavolta non dai un buon esempio», oppure «Mi meraviglio di te».