“Gli Sdraiati”: una generazione che comunica solo con lo smartphone?

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Arriva nelle sale cinematografiche “Gli Sdraiati” tratto dall’omonimo libro di Michele Serra. La regista, Francesca Archibugi, ha scelto di raccontare la fragilità dei rapporti padri-figli inserendo i due punti di vista nonostante nel best seller, uscito nel 2013, ci sia solo quello del protagonista ovvero il padre.  gli sdraiati

La pellicola con al centro Giorgio Silva e il figlio diciassettenne Tito, interpretati rispettivamente da Claudio Bisio e Gaddo Bacchini, narra la difficoltà odierna di entrare in contatto con il mondo dei giovani. Molto spesso capita, nelle famiglie italiane e non solo, di parlare poco e male ma soprattutto di caricare di aspettative e ansia la quotidianità. Di conseguenza, accade che i genitori s’improvvisino su delle questioni che, in realtà, sono più semplici da affrontare di quanto si pensi. Secondo lo sceneggiatore Francesco Piccolo, il film ha più sfumature rispetto al libro e infatti, ha affermato:

 “Volevamo raccontare i modi fragili dell’essere padri. Nel caso di Giorgio, lui è un padre in cerca di un’intimità senza rendersi conto che l’intimità con il figlio in realtà c’è, ma lui non la vede. È vero, il libro di Serra racconta il solo punto di vista di un padre su un figlio assente, io e Francesca abbiamo ribaltato tutto questo con un doppio giudizio, ovvero abbiamo aggiunto il punto di vista del figlio”.

“Gli Sdraiati”, inoltre, può apparire come un film pretenzioso e generazionale ma la regista ha tenuto a precisare che ciò appartiene più al titolo in sè che al film realizzato poichè “Non raccontiamo sensi unici, non generalizziamo mai quando raccontiamo una storia. È più il titolo di Michele Serra che rende il film generazionale, Gli sdraiati, ma io l’ho interpretato come un racconto individuale. La mia è una storia intima e individuale dove però spero si senta il rombo della storia che passa. Certo sono le vicende di ragazzi viziati, ma non è colpa loro né colpa dei padri”.