La condanna di uno stalker in “Regali da uno sconosciuto”

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La vita di Simon e Robin sembra essere serena, fino a quando il regista (e anche attore) Joel Edgerton ci porta con astuzia al centro del film in cui il ruolo dei personaggi si capovolge. Il colpevole diventa la vittima e la vittima diventa il mandante che tira con astuzia e amabile ingegno i fili di un burattino.

Regali da uno sconosciuto trasmette ai propri telespettatori l’angoscia e l’ansia di chi pensa di essere perseguitato. Non è mai facile nel mondo del cinema trasmettere una sensazione sia essa positiva o negativa a chi sta guardando. Solo i bravi registi ci riescono, e ancor più difficile è trasmettere il sentimento di paura e o di ansia. Entrano in scena più motori, il suono, le luci, i personaggi che si muovono lentamente. Quello che vediamo è la conseguenza di un lavoro lungo e ben elaborato.

Ed è proprio quello che Edgerton ci mostra nel film, uno stato d’ansia generale che ripercorre il nostro corpo e che ci fa provare sollievo nello stesso momento in cui il personaggio nello schermo lo sta provando.

Gordon rappresenta per Simon il tassello mancante della propria vittoria da uomo prepotente, il debole da prendere di mira, il patetico ragazzino da poter picchiare. La vita di Simon venti anni dopo è agiata, ha una moglie, un ottimo lavoro e una grandissima casa. E Gordon? Gordon è il risultato di quello che ha prodotto al liceo, cioè assolutamente nulla!

La vendetta di Gordon è così sottile e ben elaborata da rovinare interamente la vita dei suoi nuovi amici e riesci prepotentemente a marchiarla per sempre con il proprio Dna.