Nigeria, vive le studentesse rapite da Boko Haram

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Nigeria – Un video diffuso dalla Cnn mostra che sarebbero ancora vive alcune delle studentesse rapite nel 2014 dal gruppo estremista di matrice islamica Boko Haram. Nel filmato, risalente allo scorso Dicembre, appaiono 15 ragazze, avvolte in mantelli neri che ne mostrano solo il viso, le quali, schierate su due file davanti ad un muro giallo, si presentano rispondendo ad una voce fuori campo, che interagisce con loro. L’ultima studentessa a prendere la parola, Naomi Zakaria è quella che rivela in quale data il video sarebbe stato girato (“È il 25 dicembre 2015, parlo a nome di tutte le ragazze di Chibok, stiamo bene“) e che, proseguendo, richiede alle autorità nigeriane di fare tutto il possibile affinché possano ricongiungersi con le proprie famiglie.

Rapite da una scuola statale nella località di Chibok, di molte di queste studentesse non si era saputo più nulla. E questa è la prima testimonianza che ci perviene in 2 anni. Boko Haram ne sequestrò 276, ma alcune riuscirono a fuggire, portando la quota delle scomparse a 219. Il governo nigeriano ha tentato più volte di liberare le ragazze, trattando coi jihadisti. E’ dell’anno scorso il tentativo, mediato dalla Croce Rossa, di intraprendere la via dello scambio di prigionieri. Ma si è poi dovuto desistere, poiché i miliziani voluti da Abubakr Shekau, capo di Boko Haram, non erano nelle mani delle autorità nigeriane. Attualmente, invece, il gruppo estremista ha chiesto, per il rilascio, la somma di 10 miliardi di naire, equivalenti a 44 milioni di euro. Ma su questo punto v’è divisione nel governo. Se per alcuni sarebbe la soluzione ad un caso divenuto di risonanza mondiale, per altri, invece, pagare tale somma significherebbe aiutare il gruppo fondamentalista in un momento di grave difficoltà e debolezza, donandogli le risorse per riorganizzarsi ed attirare nuovi adepti.

Il presidente nigeriano Buhari e il vicepresidente Osinbajo (che è andato oggi in visita a Chibok) devono affrontare una comunità arrabbiata, per la scarsità di risultati raggiunti finora. Un problema che non riguarda solo le studentesse rapite, ma anche la stessa scuola di Chibok, distrutta da Boko Haram, durante la notte del sequestro e ancora in macerie, privando, di fatto, i bambini dell’area del diritto allo studio.