Omaggio all’attaccante venuto dal nulla: Mario Frick lascia il Liechtenstein, ma non le nostre menti!

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Liechtenstein, Paese situato nell’Europa centrale, al confine con Svizzera e Austria. Capitale: Vaduz. Perché vi diciamo tutto ciò? Chi lo avrebbe detto che da questo piccolo sobborgo di neanche 40mila abitanti sarebbe esplosa una piccola grande stellina del calcio. Trattasi di Mario Frick. Un nome, una leggenda per tutti gli appassionati di un calcio nostalgico e alternativo rispetto a quello grande e più reclamizzato. Parliamo pur sempre di un attaccante in grado di segnare quasi 100 gol in 333 presenze. Decisamente meno in Nazionale (16 in 124), ma è giustificato dalla pochezza tecnica che lo circonda. Il passato in Italia non si cancella. Tra Arezzo, Verona, Ternana e Siena se lo ricordano benissimo. Tutto è cominciato in quel 26 ottobre del 1993. Ventidue anni di amore e passione per il Liechtenstein, che ora ha deciso di lasciare. 41 anni cominciano a pesare anche per uno come lui, simbolo di un’intero Paese e dimostrazione che si può fare calcio a medio-alti livelli anche nei piccoli casolari di casa. Un numero 10 atipico, che difficilmente dimenticheremo, testimonianza di quel calcio nostalgico che forse non c’è più, che esprime un senso di appartenenza smisurato ed encomiabile. Non ne sono arrivate moltissime di soddisfazioni con la Nazionale, è vero, ma alcune sono davvero indimenticabili, come la firma sulla prima vittoria del Liechtenstein nelle qualificazioni europee nel lontano 1998 o il gol ad una big, la Germania, in un’amichevole del 2000. Piccoli momenti indelebili e di gloria per una ridottissima realtà. Mario Frick ha dato tutto. Per quella maglia ha giocato anche da difensore centrale attempato. Tutto passa, ma le emozioni restano. Frick non è un normale giocatore. Resterà il fenomeno del Liechtenstein e di tutti noi. Mica roba da poco!