Referendum Costituzionale: dibattito aperto alla Federico II

Una conferenza chiarisce i punti più dibattuti del referendum

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Ieri presso la sede centrale della università Federico II, aula Pessina, l’associazione studentesca STUDENTIGIURISPRUDENZA.IT ha organizzato, in collaborazione con l’ università degli studi di Napoli Federico II, un incontro volto all’approfondimento di un tema scottante: “Studiare la riforma” verso il referendum costituzionale.

L’evento ha visto la partecipazione di note personalità del panorama giuridico e politico italiano.

Sono intervenuti:

Ferdinando Imposimato, presidente della corte di Cassazione;
Luigi De Magistris, sindaco di Napoli
Prof. A. Lucarelli, docente presso la Federico II
Prof. Tommaso Frosini, docente presso il Suor Orsola Benincasa
Prof. A. Pace, presidente del comitato per il NO e docente presso La Sapienza
Prof. F. Pinto, docente presso la Federico II
On. Leonardo Impegno, deputato PD

Obiettivo iniziale della conferenza è stato chiarire quali fossero i punti salienti della riforma, puntando ad una maggiore consapevolezza dei cittadini circa il quesito referendario.

In effetti, una delle principali obiezioni mosse al testo della riforma, è  proprio la complessità dell’elaborato, difficilmente comprensibile a chi non dispone di un adeguato bagaglio di conoscenze tecniche.

La modifica riguarderebbe più di 40 articoli della nostra costituzione, garantendo: un procedimento legislativo più snello; l’abolizione dello CNEL; una riduzione delle spese pari a 500 milioni; fine dei conflitti stato – regione; immunità per i Senatori (ora consiglieri regionali e sindaci).

Tuttavia, sebbene a primo impatto la riforma sembrerebbe risolvere molti dei problemi istituzionali italiani, non poche sono le problematiche emerse da un più approfondito studio della questione.

Il prof. Pace, il sindaco De Magistris e il presidente Imposimato, sostenitori del No alla riforma, hanno brillantemente esposto le proprie ragioni a riguardo.

“La riforma del senato” esordisce il presidente della suprema Corte di Cassazione “è un colpo di stato bianco, con relativo accentramento del potere nella figura del Premier”; infatti ci sarebbe uno svuotamento degli organi di garanzia, CSM e Corte Costituzionale, i cui membri laici verrebbero scelti da soggetti non eletti direttamente dal popolo ma da consiglieri regionali e sindaci.

La riforma comporterebbe il superamento del bicameralismo perfetto, con conseguente riduzione del Senato a organo di rappresentanza regionale; ciò d’altronde comporterebbe il conferimento di un maggior numero di seggi alle regioni più popolate, a scapito di quelle (principalmente meridionali) con minor numero di abitanti.

Addirittura l’entrata in guerra (art 78) scelta spettante al parlamento, sarebbe decisione della sola camera dei deputati, e in particolare della maggioranza di governo, portando quasi a un regime autoritario.

Secondo il prof. Pace, alla luce della sentenza della corte Costituzionale 1/2014, il parlamento approvante il referendum sarebbe illegittimo, in quanto formatosi mentre il Porcellum era ancora in vigore.

Scindere il quesito della riforma, per alcuni, potrebbe essere una buona soluzione: in questo caso i cittadini non sarebbero chiamati a decidere di sette questioni differenti raggruppate in un solo pacchetto referendario, permettendo una maggiore libertà.

Infine, a detta di De Magistris, vi è un collegamento prevalentemente politico fra l’esito del referendum e la figura del presidente del consiglio:Renzi infatti sottende alla vittoria del SÌ la fiducia del popolo Italiano nei suoi confronti.

E il conflitto stato/regione? Sarebbe solo parzialmente risolto: addirittura alcuni argomenti come il turismo, la caccia etc, non sarebbero state assegnate a nessuno dei due, dimenticati dal ministro Boschi.

Il Fronte del SÌ risponde con prontezza alle critiche mosse durante il dibattito: il prof. Pinto, Impegno e Frosini ribattono. Per Frosini, infatti, siamo l’unico paese in Europa a disporre di un bicameralismo perfetto, allontanandoci dalla semplicità istituzionale europea ed addirittura impedendo di attuare le normative comunitarie.

Impegno elogia il coraggio del PD a proporre una riforma che, per quanto imperfetta, apporterebbe consistenti benefici alla legislatura Italiana. Inoltre, la riforma non coinvolgerebbe la parte prima della costituzione, ovvero i primi immodificabili  12 articoli.

Anche in questo caso, però, qualcuno ha ribattuto: per quanto formalmente i primi 12 articoli restino tali, sono indirettamente lesi l’art 1 della costituzione e l’art 3.

Insomma, alti e bassi hanno caratterizzato l’incontro di ieri pomeriggio, aperto anche ad un dibattito con il numeroso pubblico presente, fornendo a grandi linee un’efficace guida al Referendum che si terrà a breve.